Anche se non c’è più la fila per chiedere il foglio rosa appena scattati i fatidici 18 anni, la patente di guida resta - insieme alla Maturità - uno dei passaggi obbligati verso la vita da grandi. Tuttavia, a differenza del diploma, la bocciatura all’esame per la patente non è l’eccezione ma quasi la regola.
Lo mostra in modo molto chiaro il dossier recentemente pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), che ha messo nero su bianco tutti i dati relativi alle prove sostenuti dagli aspiranti patentati in tutto lo Stivale.
Come fa notare il portale Skuola.net, le prove d'esame complessive (teoria e pratica per tutte le categorie) hanno raggiunto quota 2.314.213 - superando di ben 47.194 unità l’anno 2024 - con un tasso di bocciati del 26,71%, ovvero il più alto registrato dal 2009. In pratica, quasi un candidato su quattro vede sfumare l'obiettivo della licenza di guida.
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L'incubo dei quiz: lo scoglio è la teoria, non il volante
Un altro dato molto interessante è che a fare strage di aspiranti patentati non sono tanto le difficoltà nel destreggiarsi nel traffico bensì il temutissimo (alla prova dei fatti a ben ragione) esame scritto.
A livello generale, infatti, i respinti alla prova teorica sono stati 454.930, pari al 38,04%. Quando, una volta superato lo scoglio dei quiz, la prova pratica si rivela decisamente più abbordabile, con una percentuale di bocciature che crolla al 14,60%.
Le statistiche svelano anche curiose differenze demografiche. Nella teoria, le donne si dimostrano, tutto sommato, più preparate: vengono bocciate nel 36,86% dei casi contro il 39,35% degli uomini. Gli equilibri si ribaltano però al volante, dove le candidate respinte salgono al 17,88% contro il 12,72% della controparte maschile.
Ad aggravare la situazione contribuisce anche il mutato tessuto sociale: oggi circa un neopatentato su sette è straniero (oltre 170 mila persone nel 2025) e tanti altri sono i respinti, lasciando intendere che la barriera linguistica possa spesso rappresentare un ostacolo insormontabile.
Il focus sulla Patente B: la prova della "crisi"
Il vero termometro del disastro emerge, però, analizzando i dati specifici della Patente B, l'abilitazione per l'automobile, la più diffusa. È qui che il crollo delle promozioni appare in tutta la sua gravità, specialmente se si guarda allo storico ventennale del MIT.
Nel 2006, su un totale di 1.675.178 prove d'esame per la categoria B, i respinti si fermavano a 362.605. Vent'anni dopo, nel 2025, a fronte di un lieve calo dei tentativi complessivi (scesi a 1.654.421), le bocciature sono letteralmente esplose a quota 484.352.
Si tratta di un incremento del 33,5%, il che avvalora l'allarme: prendere la patente oggi è drasticamente più difficile rispetto alla generazione precedente. O, volendola vedere da un punto di vista differente, le nuove generazioni sembrano meno preparate ad affrontare questo passaggio.
Ovviamente, anche nel caso specifico della Patente B, si conferma il trend nazionale: i bocciati alla prova teorica sfiorano il 40% (esattamente il 39,73%), mentre alla prova pratica i respinti si fermano al 16,18%.
Anche per questo, per superare il "muro" dei quiz, l'affiancamento ai professionisti è ormai percepito come d'obbligo: il 96,05% dei candidati sceglie, perciò, di prepararsi in una delle 6.589 autoscuole attive sul territorio, relegando i "privatisti" a una percentuale residuale (3,95%).
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L’età della patente si sta alzando
A subire l'urto di questa severità selettiva, come detto, è soprattutto la Generazione Z. Delle 1.210.241 patenti rilasciate a seguito di esame nel 2025, il 62,33% è andato a ragazzi con meno di 21 anni, e un ulteriore 11,46% alla fascia 21-24 anni.
Unendo i dati, emerge che quasi il 74% di tutte le patenti emesse finisce nelle tasche della GenZ. Una generazione che, comunque, non si scoraggia: i tentativi degli under 21 sono addirittura cresciuti del 2,2% rispetto all'anno precedente.
Anche se, va detto, l’età della patente si sta alzando sempre di più. Se si guarda al dossier del MIT, fa riflettere che le patenti emesse nell’anno preso a riferimento a persone tra 31 e 44 anni sono più di quelle rilasciate a ragazze e ragazzi nella fascia 25-30 anni: 137.106 nel primo caso, 118.374 nel secondo.
Numeri che confermano un trend che vede spesso la patente arrivare in età più adulta, magari per esigenze di lavoro, di famiglia o perché semplicemente non era stata presa prima. Quello che un tempo era considerato un must per i neomaggiorenni, oggi dunque non è più sentita come un’esigenza primaria da parte dei più giovani.
Geografia delle bocciature: un'Italia capovolta
La mappa delle promozioni svela, infine, un Paese spaccato, con un Meridione nettamente più virtuoso. La maglia nera per le bocciature totali spetta alla Sardegna (36,4% di respinti), seguita dalla Provincia Autonoma di Trento (33,7%) e dalla Liguria (33%).
A livello provinciale, invece, le tre aree più selettive in assoluto sono Sassari, Cagliari e Ravenna.
Al contrario, il Sud eccelle: la Sicilia vanta il tasso più basso di respinti (18,6%), seguita da Puglia (21,6%) e Calabria (23%). Realtà come Messina, Ragusa ed Enna superano l'83% di promossi.
Il divario è evidente anche tra le grandi metropoli: mentre Milano boccia quasi un candidato su tre (31,93%), Napoli e Palermo si fermano rispettivamente al 22,30% e al 20,43%.
Il parere dell’istruttore di guida: l’ostacolo più grande non è il volante ma l’italiano
"Per spiegare una percentuale così elevata di bocciati, bisogna guardare principalmente alla struttura delle domande dei quiz", spiega Patrizio Pierangeli, istruttore di guida e formatore di autoscuola. "Il primo ostacolo è l'utilizzo di un italiano che definire ‘arcaico’ è un complimento. Le nuove generazioni, abituate a un linguaggio ‘easy’ e multilingue, si scontrano con concetti dalla struttura rigida e arzigogolata. A questo si aggiunge la barriera linguistica per i tantissimi allievi stranieri: espressioni idiomatiche per noi banali, come 'a meno che', spesso diventano per loro un muro invalicabile".
Come invertire la rotta? Secondo l'esperto, le responsabilità vanno condivise: "Il Ministero, con il nuovo Codice della Strada, ha l'occasione di semplificare finalmente la semantica dei quiz. Al tempo stesso, la nostra categoria deve svecchiare i metodi di insegnamento, spesso fermi agli anni '80 e '90 con lezioni frontali che faticano a mantenere viva l'attenzione", prosegue Pierangeli. "Infine, un appello ai ragazzi: la patente non è un oggetto da comprare o un gioco di fortuna. È una responsabilità verso gli altri. Non basta saper muovere il veicolo, serve conoscere le regole. Ricordando sempre che la norma più importante del Codice della Strada resta una sola: il buonsenso".