I due attivisti della Flotilla, Thiago Avila e Saif Abukeshek, compariranno davanti al tribunale di Ashkelon, in Israele. Le autorità israeliane proporranno al giudice una proroga di sei giorni della detenzione. I due erano stati fermati nel tratto di mare di fronte alle coste greche e successivamente trasferiti nel Paese, dove sono ora sotto custodia.
Accuse pesanti -
Secondo quanto riportato da Haaretz, gli investigatori israeliani ritengono che gli attivisti siano i leader della Global Sumud Flotilla. Le accuse nei loro confronti sono gravi: avrebbero aiutato il nemico in tempo di guerra, fatto parte di un'organizzazione terroristica, di aver mantenuto contatti con un agente straniero e altri reati minori. I due hanno respinto le accuse e hanno denunciato di aver subito maltrattamenti durante la detenzione.
La missione -
La missione umanitaria della Flotilla era partita il 27 aprile dal porto di Augusta, nel Siracusano. Dall'Italia erano salpate 60 imbarcazioni a vela a cui si era unita una flotta di 40 barche partite da Grecia e Turchia. Il gruppo di attivisti era composto da circa 1000 persone per lo più volontari, medici, infermieri, educatori e giornalisti.
La richiesta dalla Spagna -
"Nessun agente israeliano ha alcuna giurisdizione in acque internazionali ed esigiamo il suo immediato rilascio. Saif non dovrebbe trovarsi dove si trova, nelle carceri di Israele" così il ministro degli Esteri spagnolo, Jose Manuel Albares, ha ribadito la posizione del governo di Madrid sul caso della Flotilla. Il capo della diplomazia spagnola ha chiesto che vengano mostrate le prove a sostegno delle accuse rivolte ai due attivisti fermati. "Non c'è alcuna prova né alcun riscontro di quanto affermano le autorità israeliane" ha ribadito Albares assicurando che il console spagnolo a Tel Aviv visita quotidianamente il cittadino spagnolo detenuto nelle carceri israeliane.