Confermato il decesso per avvelenamento da ricina e in attesa delle conclusioni dell'autopsia, le indagini sulla morte delle due donne di Pietracatella, Antonella di Jelsi e sua figlia Sara Di Vita, ora si concentrano sui dati tecnologici e informatici da cui potrebbero arrivare informazioni importanti per capire, ad esempio, chi è entrato e uscito dalla palazzina in cui si presume possa essere avvenuto l'avvelenamento.
Avvelenate dalla ricina, il sopralluogo della scientifica a Pietracatella -
Su disposizione della procura di Larino la scientifica, che nelle scorse ore ha effettuato un nuovo sopralluogo nell'abitazione della famiglia Di Vita, ha prelevato cinque telefoni, un tablet, un computer e due router. Da questi ultimi si spera di ottenere qualche informazione su chi era presente o anche solo è entrato in casa Di Vita nei giorni delle festività natalizie. Le due vittime infatti hanno iniziato ad accusare i primi sintomi dell'avvelenamento proprio in quei giorni. Moriranno tra il 27 e 28 dicembre.
I magistrati hanno dunque dato un compito ben preciso agli uomini della polizia scientifica: quello di concentrarsi esclusivamente sugli apparecchi elettronici. Gli agenti hanno ispezionato anche la casa della madre di Gianni Di Vita, che si trova al piano di sotto dello stesso stabile. Per ora nessuna caccia invece alle tracce di ricina nell'abitazione, una operazione questa che probabilmente sarà svolta nei prossimi giorni.
In casa sono entrati solo in sei: cinque poliziotti tra scientifica e squadra mobile e un consulente della difesa di Gianni e Alice Di Vita, gli unici due sopravvissuti alla tragedia del pranzo di Natale. Le altre parti coinvolte, indagati, avvocati, parti offese e relativi consulenti hanno rinunciato a partecipare.
Sotto esame anche la rete wi-fi -
Indossati le tute e il materiale protettivo per non alterare lo stato dei luoghi sotto sequestro ormai da più di quattro mesi, sono stati tolti i sigilli ed è iniziato il delicato lavoro all'interno. Gli agenti sono usciti dopo quasi tre ore portando via cinque telefonini (tre iPhone, un Samsung e uno Xiaomi) che erano in vari punti della casa - uno in camera di Alice, un altro nella tasca di un giubbotto. Solo due degli smartphone avevano all'interno una sim. Trovati e prelevati poi anche un tablet che si trovava in camera di Sara, un pc che era in cucina e due router. Tutto il materiale finirà ora nelle mani degli esperti telematici della procura che, così come già accaduto per lo smartphone della figlia maggiore Alice Di Vita, sequestrato il mese scorso, avranno il compito di estrarre tutti i dati come chat, mail, conversazioni sui social e appunti.
Le parole della procuratrice -
E mentre in mattinata a Pietracatella si svolgeva il sopralluogo nella casa, a Larino per la prima volta da quando è titolare di questo caso, la procuratrice Elvira Antonelli rispondeva alle domande dei giornalisti. "Siamo in una fase di attesa ma di progressivo ingresso nelle vicende di cui ci stiamo occupando - ha affermato - che non potevano restare più al livello soltanto della tossicologia e degli studi scientifici ma, a questo punto, chiedevano un intervento da un punto di vista delle attività giudiziarie vere e proprie".
Parlando nello specifico del sopralluogo della scientifica nell'appartamento della famiglia, la procuratrice ha spiegato che si tratta di "attività previste già che, allo stato, non erano state fatte perché avevamo bisogno di conferme da parte dell'Istituto di tossicologia della Maugeri e abbiamo bisogno ancora, in realtà, non solo di conferme da questo punto di vista ma dal punto di vista dell'attività autoptica".
Nuovi interrogatori in vista -
Nelle prossime ore intanto sono in programma nuovi interrogatori in questura a Campobasso. È assai probabile che, dopo aver riascoltato Gianni Di Vita la scorsa settimana in un interrogatorio di 5 ore, gli investigatori possano riconvocare anche gli altri parenti stretti delle due vittime.