politica

Razzismo: solidarietà a Mieli

Coro unanime di condanna per le scritte

Il coro è unanime: solidarietà a Paolo Mieli per le scritte razziste comparse sui muri della sede Rai di Milano.
E' un pessimo segnale". Così Paolo Mieli ha commentato al telefono con il Tg5 le parole antisemite e contro la sua persona apparse sui muri della sede Rai di Milano, in Corso Sempione. Le scritte recitavano "Abbasso Mieli, raus" e "Rai per gli italiani, no agli ebrei", accompagnate da una svastica. Mieli, oltre all'amarezza per il fatto, ha chiesto garanzie sulla nomina del direttore generale e il ritorno in video di Biagi e Santoro.

Ancora Paolo Mieli non si è insediato come presidente della Rai che già la sua nomina suscita polemica.
Inizialmente l'indicazione della presidenza dell'ex direttore del Corriere della Sera, da una parte è sembrata distensiva nei rapporti tra centrodestra e centrosinistra, dall'altra, però, è sembrata un gesto di apertura eccessivo nei confronti dell'opposizione. 
Dopo l'accordo, però, le polemiche a causa di scritte razziste sulla sede della Rai di Milano rivolte a Paolo Mieli e alla sua origine ebraica. Ancora una volta il coro, da destra e da sinistra, è sembrato unanime nel condannare le "ignobili frasi". Da Fini a Fassino, Berlusconi, Pera e Casini, tutti hanno voluto manifestare il proprio sdegno per l'episodio.
Le scritte hanno - per un attimo - distolto l'attenzione da un fatto ben più rilevante dopo l'indicazione del nuovo presidente della Rai e dei consiglieri: Mieli è intenzionato a riportare Biagi e Santoro nella programmazione della tivù di Stato. E questo, al centrodestra proprio non va giù. Mieli rincara la dose: "Era uno dei punti fondamentali dell'accordo". Ed ecco che l'accordo bipartisan sulla designazione della poltrona più alta della Rai comincia a creare dissensi.
Il ministro delle Telecomunicazioni Gasparri pone dei limiti a Mieli e ricorda come anche lui debba "rispettare la legge. Il presidente della Tv di Stato è membro di un CdA che decide a maggioranza":Bossi, dal canto suo, non entra nel merito dei programmi di Mieli ma sostiene in maniera decisa come l'episodio delle scritte razziste possa essere un modo per "fare di Mieli un martire, anche se come martire uno come lui mi sembra improbabile". Poi il Senatùr si fa più esplicito e non nasconde il disappunto per la designazione del giornalista: "Nel passato è stato un nostro nemico, quando dirigeva il Corriere della Sera, e poi è un sessantottino".