"Da mercoledì non riesco a dormire. Ho troppa paura. Non ho finito di studiare e non ho soldi per mantenermi ma non posso tornare a fare il rider. Ora ho paura. Non avevo il resto e mi hanno preso a pugni". Così Mohamed Elsisi, 29 anni, studente di Ingegneria informatica nel capoluogo, intervistato dalla Stampa, racconta dell'aggressione a Torino nei giorni scorsi, mentre faceva una consegna, in centro, in via Rossini.
L'aggressione - Il volto tumefatto, una ferita al ginocchio, i denti rotti. "Mi hanno picchiato - dice - perché non avevo il resto, non mi era mai successo". Il giovane racconta l'aggressione, avvenuta il 29 aprile, in pieno centro. "Avevo ricevuto tanti ordini. L'ultimo alle 22.30, da una ragazza. Mi sono accorto che non avevo i soldi per darle il resto: li avevo finiti. Il conto era di 19.51 euro, lei aveva 50 euro, ma io solo 23. Le ho spiegato che avrebbe potuto rivolgersi al servizio clienti, che l'avrebbe fatta pagare in seguito". Lei "era arrabbiata, io mi sono scusato", poi "sono arrivati due nordafricani, che lei conosceva. Mi dicevano: perché non hai il resto? Non sai contare? Ho detto anche a loro del servizio clienti, ma non volevano ascoltare. Mi è arrivato un pugno al volto così forte che sono caduto a terra. Mi hanno rubato il cibo, preso il telefono e sono scappati. Da lì, non ricordo più niente". "Un passante mi ha fatto riprendere conoscenza - spiega poi - ed è arrivata l'ambulanza.
Il lavoro - Mohamed è egiziano: "Sono arrivato a Torino nel dicembre 2023 per studiare al Politecnico e il prossimo febbraio volevo laureami. Sono in ritardo perché mi pago gli studi facendo il rider". Si organizza così: "Dalle 12 alle 15 faccio le consegne, torno a casa e studio fino alle 19. Da quell’ora ricomincio a lavorare fino a quando ricevo ordini. Poi dormo, mi sveglio alle 5 di mattina e studio ancora fino alle 11". Guadagna tra i 500 e i 600 euro al mese, lavorando 6-7 ore al giorno. Ma non gli piace: "No, è un lavoro pericoloso. Non tutti rispettano il traffico e rischio di farmi male". Fare il rider però è l’unico lavoro che gli permette di avere orari flessibili.
La paura - Mohamed dice di avere paura, di veler andar via perché non si sente al sicuro. "Voglio rivolgermi a un avvocato, non mi hanno protetto.Servono controlli, una webcam che riprenda quello che facciamo. E sapere di più dei clienti. Dobbiamo avere dei diritti, non siamo animali"