Una valanga si è staccata improvvisamente dalle pendici del Gran Sasso, distruggendo il rifugio del Monte. La fortuna, e una buona dose di precauzione, ha prevenuto l'ennesima tragedia in montagna: "Se ci fossero stati degli ospiti, oggi parleremmo di un Rigopiano bis", ha commentato il sindaco di Fano Adriano (Teramo), Luigi Servi. Il riferimento è al disastro che si è consumato sul versante pescarese dello stesso Gran Sasso il 18 gennaio 2017, quando una massa nevosa investì un hotel pieno di clienti uccidendo 29 persone.
Il rifugio distrutto -
Il rifugio del Monte era situato a circa 1.600 metri di altitudine. Sorgeva lungo il Sentiero Italia, nella vallata dominata dalla cima di Male Cupo, ed era una delle mete preferite per i montanari amanti del trekking e per gli escursionisti. Al momento dell'impatto, la struttura era fortunatamente vuota. Per evitare ulteriori pericoli, il sindaco ha ordinato l'evacuazione e l'interdizione dell'intera area chiudendo il sentiero in quel tratto fino a nuova comunicazione.
L'allarme prima del disastro -
Poche ore prima il primo cittadino, tramite i social, aveva avvertito la cittadinanza: "A seguito delle abbondanti nevicate registrate negli ultimi giorni, sono state rilevate da distanza condizioni potenzialmente critiche nella zona del rifugio del Monte". Per questo aveva vietato agli escursionisti di avvicinarsi all'edificio.