Gianni Di Vita è stato nuovamente sentito giovedì 30 aprile dalla Squadra Mobile. Stando a quanto si apprende da fonti investigative, l'interrogatorio - sempre come persona informata dei fatti - è avvenuto nella massima riservatezza negli uffici della Questura. Si è trattato di una deposizione abbastanza lunga, almeno 4-5 ore. Di Vita, padre e marito delle due donne di Pietracatella morte avvelenate con la ricina, è parte offesa nel procedimento per duplice omicidio premeditato.
Le analisi su cellulari e pc -
Lunedì 4 maggio la polizia tornerà nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella per prelevare tutti i dispositivi elettronici (cellulari, computer, tablet, chiavette Usb) appartenuti a Sara Di Vita e a sua mamma Antonella Di Ielsi, le due donne morte avvelenate subito dopo Natale. A disporlo la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, titolare dell'inchiesta per duplice omicidio premeditato. Le operazioni saranno svolte dal personale specializzato della Polizia scientifica con modalità idonee a non alterare lo stato dei luoghi sotto sequestro. Saranno dunque rimossi i sigilli, si procederà a prelevare i dispositivi sotto sequestro e successivamente saranno nuovamente apposti i sigilli alla casa. Tutte le operazioni saranno filmate.
La Procura ha comunicato in queste ore agli indagati (cinque medici) e alle parti offese, ossia cinque parenti delle due vittime, che le operazioni inizieranno alle 10 di mattina e che le stesse parti potranno assistere - un solo rappresentante per ognuna delle persone coinvolte - dopo essersi munite di tutti i dispositivi idonei a evitare la contaminazione della scena (quindi tutta protettiva e tutto l'equipaggiamento necessario). I reperti, così come già accaduto per lo smartphone sequestrato il mese scorso ad Alice Di Vita, saranno consegnati al laboratorio digitale della procura di Campobasso per le successive attività di acquisizione forense che la procura delegherà successivamente con un atto a parte.