perdite milionarie

Guerra in Iran, il conflitto mette in crisi la produzione di rose e di té in Kenya

Il conflitto in Medio Oriente spezza le catene di approvvigionamento: fiori distrutti, tè bloccato nei porti e perdite milionarie ogni settimana

© Istockphoto

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Non esplodono bombe in Kenya, eppure la guerra in Iran si fa sentire lo stesso anche nel Paese africano. Serre di rose e piantagioni di té sono travolte da una crisi silenziosa: i voli cancellati, le rotte interrotte e i mercati svuotati stanno trasformando uno dei cuori produttivi dell'Africa in un simbolo delle conseguenze globali del conflitto. Secondo un'analisi del Financial Times, i produttori kenioti si trovano costretti a distruggere tonnellate di fiori invenduti: alcuni finiscono in mare, altri vengono usati come mangime per il bestiame. Le esportazioni, dirette in gran parte verso i mercati del Golfo, si sono dimezzate dopo la sospensione dei voli cargo. Il Kenya, quarto produttore mondiale di fiori recisi e primo esportatore globale di tè nero, sta pagando un prezzo altissimo: merci deperibili bloccate e una filiera che rischia il collasso.

L'effetto domino arriva fino all'Europa -

 Le conseguenze non si fermano ai confini africani. Anche il mercato europeo inizia a risentirne. Aziende fortemente dipendenti dalle forniture keniote si trovano a fare i conti con ritardi e scarsità di prodotto. Il settore floricolo rappresenta una delle principali fonti di valuta estera per il Kenya, con un valore annuo vicino ai 900 milioni di dollari e centinaia di migliaia di posti di lavoro coinvolti. Ora, questa colonna portante dell'economia nazionale vacilla.

Non va meglio per l'industria del tè, fiore all'occhiello del Paese e pilastro storico sin dall'epoca coloniale. Nel 2024 il Kenya ha esportato circa 600mila tonnellate di tè, per un valore di 1,4 miliardi di dollari, verso mercati chiave come Pakistan, Egitto e Regno Unito. Milioni di chili di foglie restano bloccati nel porto di Mombasa, cuore delle aste regionali. Le rotte commerciali tradizionali sono diventate impraticabili o troppo rischiose. 

La crescente instabilità nel Mar Rosso, aggravata dalle minacce dei ribelli Houthi sostenuti da Teheran, ha reso insicuro il passaggio attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb. Le navi sono costrette a circumnavigare l'Africa passando dal Capo di Buona Speranza, allungando tempi e costi. Le conseguenze sono pesanti: ritardi nei pagamenti, congestione nei porti alternativi come Colombo e perdite stimate in circa 8 milioni di dollari a settimana per il solo settore del tè.

Un'economia fragile sotto pressione -

 Il Medio Oriente rappresenta tra il 20% e il 25% delle esportazioni di tè dell'Africa orientale. L'improvvisa chiusura commerciale sta mettendo in luce tutta la vulnerabilità di un sistema fortemente dipendente da pochi mercati e da catene logistiche globali sempre più instabili.

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