Gli stipendi crescono, ma la soddisfazione dei lavoratori italiani no. È quanto emerge dal Salary Satisfaction Report 2026 dell’Osservatorio JobPricing, realizzato in collaborazione con Adecco, che analizza percezioni, aspettative e fattori che incidono sul rapporto tra persone e retribuzione. Per il secondo anno consecutivo le retribuzioni registrano un aumento, ma l’indice medio di soddisfazione si attesta a 4,2 su 10, lo stesso valore dello scorso anno e ancora al di sotto della sufficienza. Un dato che si traduce in un quadro netto: circa il 60% delle persone si dichiara insoddisfatto del proprio pacchetto retributivo.
Il punto, però, non è solo economico. Dall’indagine emerge con chiarezza come la soddisfazione cresca quando la retribuzione si inserisce in un sistema più ampio di Total Reward - la gestione strategica dei sistemi di ricompensa per i dipendenti di un'azienda -, che comprende componenti variabili, benefit e incentivi di lungo periodo. Al contrario, chi percepisce esclusivamente uno stipendio fisso mostra livelli di soddisfazione sensibilmente inferiori.
Se sul piano della competitività le aziende sembrano reggere il confronto con il mercato – unica dimensione sopra la sufficienza con un punteggio di 5,1 – le criticità si concentrano all’interno delle organizzazioni: performance e retribuzione, trasparenza ed equità restano sotto la soglia, mentre fiducia, comprensione e meritocrazia registrano i valori più bassi. Il risultato è un disallineamento sempre più evidente tra quanto viene riconosciuto e come questo viene percepito.
A pesare è soprattutto la credibilità dei processi: la difficoltà nel comprendere i criteri con cui vengono assegnati aumenti, bonus e promozioni e la scarsa percezione di equità rappresentano i principali fattori di insoddisfazione. Anche nelle scelte professionali emerge una distinzione chiara: lo stipendio è determinante per cambiare lavoro, ma non basta a trattenere le persone. A incidere sulla permanenza sono invece elementi come le relazioni interpersonali, la flessibilità oraria e lo smart working. Si cambia per migliorare condizioni economiche e prospettive di crescita, ma si resta per la qualità dell’ambiente lavorativo.
Il report evidenzia inoltre differenze significative tra gruppi di lavoratori. Gli under 35 risultano sistematicamente meno soddisfatti, con una percezione più critica su trasparenza, fiducia e legame tra performance e retribuzione. Persistono anche divari di genere: le donne esprimono livelli di soddisfazione inferiori in tutte le dimensioni, soprattutto su equità e meritocrazia. Un focus specifico, nel rapporto dell'Osservatorio JobPricing e di Adecco, è dedicato alla Direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva: in pochi la conoscono e anche le aspettative sul suo impatto sono contenute. La direttiva, nel breve periodo, non viene infatti vista come una leva in grado di incidere in modo significativo sulla soddisfazione, ma piuttosto come un fattore di cambiamento graduale.
Dalle analisi, fatte sulla base delle opinioni dei lavoratori, emerge un’indicazione chiara per le imprese: non è più sufficiente affidarsi a modelli retributivi tradizionali. Diventa strategico sviluppare sistemi di Total Reward coerenti, trasparenti e orientati alla valorizzazione delle persone: le organizzazioni che hanno investito in sistemi più articolati e ben comunicati risultano infatti più efficaci nell’aumentare la soddisfazione e il coinvolgimento.
Allo stesso tempo, cresce il peso degli elementi intangibili, come la work-life balance, le relazioni e le opportunità di crescita, sempre più decisivi nella scelta di restare in azienda. Tuttavia, con l’avvicinarsi dell’introduzione della Direttiva sulla Pay Transparency - trasparenza retributiva -, anche le componenti tangibili della retribuzione saranno oggetto di maggiore attenzione, con lavoratori più propensi a informarsi e chiedere chiarezza.
"Questa ricerca evidenzia un nodo che le imprese italiane non possono più ignorare: sei lavoratori su dieci sono insoddisfatti della propria retribuzione, ma il vero problema non è quanto si paga: è come lo si fa", commenta il presidente di Adecco Italia, Angelo Lo Vecchio. "Non sono i livelli salariali a generare la maggiore frustrazione, ma la mancanza di meritocrazia, di trasparenza e di fiducia nei criteri con cui vengono assegnate promozioni, bonus e aumenti".