Rischia l’ergastolo Andrea Sempio. Almeno in linea teorica. Sì, perché con le nuove aggravanti che adesso gli contesta la procura di Pavia — i futili motivi e la crudeltà — la pena massima teorica per l'omicidio volontario diventa il carcere a vita. C'è però un rito alternativo al quale può ricorrere la difesa per ottenere uno sconto di pena: lo stesso che scelse Alberto Stasi nel 2009.
Le aggravanti che fanno schizzare la pena massima -
La procura di Pavia, nella nuova convocazione per Andrea Sempio, l’unico indagato nel nuovo filone dell’indagine sul delitto di Garlasco, gli contesta adesso l’omicidio aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà. Secondo gli inquirenti, avrebbe ucciso Chiara Poggi dopo un’avance sessuale che sarebbe stata respinta dalla vittima. Questa è la ricostruzione dell'accusa, ancora tutta da dimostrare, che Sempio respinge.
Quel che cambia comunque, su un piano processuale, è che se questa imputazione venisse formalizzata nella richiesta di rinvio a giudizio, l’amico di Marco Poggi si troverebbe davanti a un’ipotesi di reato punibile - come pena massima teorica - con l’ergastolo.
Così otterrebbe uno sconto di pena -
I legali di Andrea Sempio potrebbero eventualmente optare anche per il rito abbreviato. Si tratta di un procedimento alternativo che prevede che il processo si svolga a porte chiuse, sulla base degli atti dell’accusa, quindi delle indagini, salvo quelli della difesa ammessi dal giudice dell’udienza preliminare. È un processo più snello e veloce, in cui non vengono ascoltati i testimoni, se non quei pochi consentiti dal Gup, e che prevede uno sconto di pena di un terzo in caso di condanna.
Se il reato fosse stato commesso oggi non sarebbe possibile. Nel 2019 una legge ha riformato il rito abbreviato precludendo la possibilità di ricorrervi per quei reati puniti con l’ergastolo ma in questo caso si tratta di un episodio del 2007 per cui la modifica, come tra l'altro specificato nella legge, non si applica ai fatti precedenti. Tra l'altro nel 2009, quando venne celebrato il primo processo per il delitto di Garlasco, anche Alberto Stasi optò per l’abbreviato. Non si tratterebbe comunque di una scelta automatica: i vantaggi ci sono, ma rimane un’opzione rischiosa.
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Processo in corte d’assise -
Lo scenario verso cui il procedimento si indirizzerebbe altrimenti sarebbe quello di un processo pubblico, in corte d’assise. Sempio, qualora scegliesse il rito ordinario, si troverebbe davanti, oltre ai due giudici togati, anche sei giudici popolari: cioè sei cittadini estratti a sorte, con la fascia tricolore al collo. Essendo imputato, avrebbe poi il diritto di scegliere se sottoporsi a esame (e quindi a domande di accusa e difesa) oppure limitarsi a dichiarazioni spontanee.