La ricerca dell'Università Cattolica

Sindrome di Dorian Gray, un italiano sue due ha paura di invecchiare

Oggi la “terza età” viene collocata in media attorno ai 71 anni, segno di una soglia simbolica che si è spostata molto più in avanti rispetto al passato

© Tgcom24

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In Italia l’invecchiamento sembra sempre più vissuto come una minaccia, più che come una fase naturale della vita. A raccontarlo è una recente indagine di EngageMinds Hub dell’Università Cattolica, che fotografa un Paese in cui la paura di perdere attrattività, ruolo sociale e riconoscimento personale cresce con l’età. Un fenomeno che gli studiosi definiscono sempre più spesso come “sindrome di Dorian Gray”.

Quando l’età diventa paura di contare meno nella società -

 Secondo la ricerca, un italiano su due teme di non essere più considerato attraente con il passare degli anni, mentre quasi la metà degli intervistati esprime la preoccupazione di perdere utilità sociale. Non si tratta solo di insicurezze legate all’aspetto fisico, ma di un timore più profondo e trasversale: quello di contare meno, di avere un peso ridotto all’interno della comunità e nei rapporti sociali. L’invecchiamento viene così percepito soprattutto come una riduzione del valore personale, più che come una semplice fase della vita.

La vecchiaia si allontana: una soglia che si sposta sempre più avanti -

 Interessante anche il cambiamento nella percezione dell’età anziana. Oggi la “terza età” viene collocata in media attorno ai 71 anni, segno di una soglia simbolica che si è spostata molto più in avanti rispetto al passato. Non coincide più automaticamente con la pensione o con la fine della vita attiva, ma con il momento in cui si percepisce un calo di autonomia, energia o salute. L’idea stessa di “diventare anziani” si trasforma quindi in un concetto più elastico e legato alla percezione individuale.

Differenze di età e genere: chi vive con più ansia il passare del tempo -

 Dall’indagine emergono anche differenze significative tra gruppi sociali. Le donne risultano più sensibili degli uomini rispetto alla perdita di utilità sociale e al mancato raggiungimento delle tappe di vita considerate importanti. Tra i giovani, invece, la principale preoccupazione è quella di non riuscire a realizzare gli obiettivi imposti o attesi dalla società. La fascia intermedia (35-54 anni) appare più esposta al giudizio esterno e al timore di perdere attrattività o di essere esclusa dalla propria cerchia sociale.

Nel complesso emerge un quadro in cui l’età non è solo una questione biologica, ma soprattutto culturale e sociale. Per gli esperti, la sfida è promuovere una nuova idea di longevità che valorizzi il contributo delle persone in tutte le fasi della vita, superando l’equazione tra invecchiamento e perdita di valore.

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