Si rafforza il sospetto di un avvelenamento seriale

Abruzzo, si aggrava il bilancio dei lupi uccisi: oltre venti esemplari morti

Le ultime carcasse sono state trovate tra Pescasseroli, Bisegna e Barrea. E si fa strada l'ipotesi di un'azione coordinata di più persone

Si aggrava il bilancio dei lupi uccisi per avvelenamento in Abruzzo, con oltre venti esemplari morti. Un quadro drammatico che coinvolge cinque comuni nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: in pochi giorni, è salito a 21 il numero degli animali deceduti. Una strage silenziosa che si sta allargando, aggravata dal fatto che, come sottolinea il giornale Il Centro, non si sa ancora quanto sia esteso il fenomeno: altri bocconi killer potrebbero essere disseminati ovunque. 

Le ultime carcasse sono state trovate tra Pescasseroli, Bisegna e Barrea, insieme a tre volpi e una poiana, mentre le prime tredici erano state rinvenute tra Alfedena, Pescasseroli e Corcumello (frazione di Capistrello). E si rafforza il sospetto di un avvelenamento seriale, per la presenza di più specie morte negli stessi contesti. Per avvelenare i lupi, sarebbero stati usati fitofarmaci utilizzati in agricoltura, facilmente reperibili in commercio ma letali: in alcuni casi, i prodotti sono già stati individuati e isolati con le analisi di laboratorio.

"Partiamo con un’analisi a largo spettro che prevede la ricerca di novanta sostanze diverse", spiega al Centro Giancarlo Scortichini, dell’Istituto zooprofilattico di Teramo. "Solitamente si tratta di sostanze che si trovano in commercio, di vecchia generazione, che non sono più usate in agricoltura ma circolano ancora. Potrebbe trattarsi di vecchi depositi di queste sostanze", aggiunge. E i primi risultati confermano l’uso di fitofarmaci per avvelenare i lupi.

Il ritrovamento dei bocconi -

 Dai primi accertamenti, con il supporto del Nucleo cinofilo antiveleno del Parco d’Abruzzo, erano emersi elementi che suggerivano la presenza di esche avvelenate. Un'ipotesi confermata con il ritrovamento e il sequestro di undici bocconi imbottiti di sostanze altamente tossiche. Le carcasse degli animali e il materiale trovato, tra cui le esche, sono stati sottoposti a sequestro, a disposizione della magistratura. "Il quadro che emerge è gravissimo", sottolineano al Centro dagli uffici del Parco a Pescasseroli. "E anche se in alcune aree non sono stati ancora rinvenuti bocconi avvelenati o reperti che fanno chiaramente pensare all’avvelenamento, la presenza di più specie morte negli stessi contesti rende fortissimo il sospetto che ci si trovi di fronte ad altri episodi di avvelenamento. Siamo al lavoro per accertare le cause di morte e acquisire elementi utili alle indagini".

Ma i killer dei lupi potrebbero aver lasciato delle tracce. I veleni sarebbero stati inseriti dentro a dei bocconi di carne, poi sigillati in sacchetti di plastica. Una circostanza che allontana dubbi sulla natura premeditata del gesto. Gli esperti che stanno esaminando i sacchetti di plastica sono convinti che i responsabili potrebbero aver lasciato tracce sulle pellicole, oltre a delle impronte sul sentiero, nella speranza di trovare elementi utili per risalire agli autori della strage. 

L'ipotesi di un'azione coordinata -

 E negli ultimi giorni si fa strada l'ipotesi di un'azione coordinata di più persone dietro le uccisioni. I ritrovamenti più recenti hanno allargato l'inchiesta della magistratura: un fascicolo è stato aperto dalla Procura di Avezzano per le carcasse rinvenute a Bisegna, mentre un altro dalla Procura di Sulmona. L’ipotesi di reato è uccisione ingiustificata di animali. Intanto è stato organizzato un gruppo interforze, composto dal direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dagli agenti di polizia giudiziaria della procura sulmonese e dai carabinieri forestali che hanno rafforzato i controlli nelle aree montane, oltre ai guardia-parco. L'obiettivo è quello di proteggere la specie e alzare il livello di prevenzione.     

A rischio anche l'orso bruno marsicano -

 Si tratta di episodi che mettono a rischio anche la sopravvivenza dell’orso bruno marsicano, sottolineano gli ecologisti, presente con una popolazione di ormai poche decine di individui nelle stesse aree colpite dalla strage di lupi. Il Wwf ha ricordato che il ministero della Salute, considerato il serio rischio di avvelenamento per la popolazione umana, gli animali e l'inquinamento ambientale, con un'ordinanza del 2025 ha ribadito il divieto di utilizzo e abbandono di esche e bocconi.

Mentre Legambiente ha sollecitato l’attivazione di un tavolo nazionale a Pescasseroli per la tutela della fauna e la sicurezza, chiedendo al Governo di mobilitarsi a sostegno della tutela di questa specie protetta e di dare supporto al Parco: "Si tratta della pagina più brutta del nostro Paese e una vergogna nazionale, che mina anche il lavoro di tutela e conservazione della biodiversità portato avanti in questi anni con impegno, rigore scientifico e passione dal Parco nazionale tra i più antichi d’Italia". 

Le parole del Comune e del presidente del Parco -

 Il Comune ha sottolineato al Centro che "l'uso di veleni è un reato grave, mette a rischio le persone, gli animali domestici, la fauna selvatica, e contamina il territorio", esortando a segnalare alle forze dell’ordine, anziché toccare, spostare o rimuovere qualunque esca, boccone o carcassa.

Mentre il presidente del Parco, Giovanni Cannata, ha detto: "Desidero ringraziare il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, per le parole di ferma condanna espresse in merito a quanto accaduto nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e per l’attenzione manifestata attraverso il rafforzamento dei controlli da parte del comando Unità forestali, ambientali e agroalimentari. In un momento di così straordinaria gravità, la vicinanza delle istituzioni nazionali rappresenta un segnale importante. La tutela del lupo, specie fondamentale per l’equilibrio ecologico, riguarda non solo il patrimonio naturale del Parco, ma un interesse pubblico più ampio: la difesa della biodiversità e della legalità. Il Parco continua a operare in stretto raccordo con la Procura e con il Cufaa, affinché si arrivi rapidamente all’accertamento delle cause di morte degli animali rinvenuti e all’individuazione dei responsabili. Siamo di fronte a un fatto di eccezionale gravità. Il Parco farà fino in fondo la propria parte. Difendere il lupo oggi significa difendere la legalità, la credibilità delle istituzioni e il futuro stesso della cultura della conservazione".

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