Dubbi e sospetti sui social

Attentato a Donald Trump inscenato? Cosa fa dire ai complottisti che sia stato tutto "staged"

Tra frasi ambigue, sicurezza carente e video virali, gli utenti alimentano ipotesi alternative sull’attacco al presidente degli Stati Uniti 

E se l’attentato a Donald Trump fosse solo una messa in scena? È la domanda che, a poche ore dalla sparatoria avvenuta nella hall dell'Hilton di Washington durante una serata di gala con i corrispondenti della Casa Bianca, ha iniziato a circolare con insistenza sui social. In rete si è diffusa rapidamente la parola "staged", ovvero inscenato, accompagnata da milioni di visualizzazioni e commenti. A far discutere sono stati diversi elementi, su tutti: il sorriso del capo del Pentagono Pete Hegseth subito dopo la sparatoria, così come la tranquillità di alcuni degli invitati, ma anche quanto detto poco prima della cena dalla portavoce del presidente Karoline Leavitt e i livelli di sicurezza che, secondo quanto rivelato da un'inchiesta del Wall Street Journal, "era inferiore a quella che si trova allo stadio o a una festa".

Le parole della Leavitt prima della cena e la sala da ballo alla Casa Bianca -

 Uno dei principali motori delle teorie complottiste è stata la tempistica delle dichiarazioni successive alla sparatoria. Alcuni utenti hanno ritenuto sospetto che il presidente abbia per esempio parlato della proposta, non poco dibattuta, di una nuova sala da ballo alla Casa Bianca, poco dopo l’accaduto. Da qui l’idea, rilanciata milioni di volte, che l’evento potesse essere stato orchestrato per aumentare il consenso su specifiche iniziative.

A rafforzare queste idee complottiste ci sono poi anche alcuni episodi mediatici, come l’interruzione di una diretta televisiva durante la quale una giornalista raccontava di essere stata avvisata dal marito della portavoce Leavitt, seduto di fianco a lei, di stare "attenta" perché "ci sono alcuni..." e poi la linea cade. Il collegamento interrotto è stato interpretato da alcuni come un tentativo di censura, salvo poi essere spiegato con un semplice problema tecnico.

Sempre la portavoce presidenziale Karoline Leavitt, nelle ore precedenti alla cena, in un'intervista aveva dichiarato: "Il discorso di stasera sarà il classico di Donald Trump. Si spareranno dei colpi". Quest'ultima frase, che molto probabilmente nell'intenzione della Leavitt significava che si sarebbero fatte battute pungenti, è stata trasformata in presunta prova di conoscenza anticipata di quanto poi è accaduto.

Sicurezza debole e quel sorriso di Hegseth -

 Un altro elemento che ha alimentato i sospetti riguarda i livelli di sicurezza dell’evento. Secondo alcune ricostruzioni, i controlli all’ingresso sarebbero stati inferiori a quelli tipici di eventi pubblici molto meno sensibili e non paragonabili a una cena con il presidente degli Stati Uniti. Al contrario per Cole Tomas Allen, il professore 31enne, non è stato troppo complicato avvicinarsi, armato, così tanto al presidente.

Anche il comportamento di alcuni membri dell’entourage presidenziale ha contribuito a far crescere le speculazioni. Foto e video diffusi online mostrano figure istituzionali apparentemente rilassate subito dopo l’attacco. Il riferimento è al capo del Pentagono Pete Hegseth che, in una foto di Reuters, appare sorridente e, vista la situazione, sin troppo tranquillo. 

Anche dall'Iran sollevano qualche dubbio -

 Tra le teorie più diffuse c’è quella dell’operazione "false flag", secondo cui l’attacco sarebbe stato organizzato per distrarre l’opinione pubblica o giustificare decisioni politiche future. In generale, l'idea che sia stata tutta una messa in scena è piaciuta anche all'Iran: l'agenzia di stampa nazionale Tasnim, appena appresa la notizia, ha subito scritto che l'attacco ha suscitato qualche dubbio. Inoltre, sui canali social del governo iraniano è stato pubblicato un video in cui si ironizza sull'attentato.

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