perdita di identità

Overtourism, da Atene a Venezia: così l'Europa affronta il lato oscuro del turismo di massa

Dal monito del sindaco greco alle misure drastiche di Barcellona, sono sempre più numerose le città che provano a correre ai ripari da emergenza abitativa, perdita d’identità e tensioni sociali

di Manuela D'Argenio
© Ufficio stampa |  Atene

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C’è stato un tempo in cui il turismo era la misura del successo di una città. Oggi, invece, sta diventando il termometro della sua crisi. L’overtourism non è più un effetto collaterale della globalizzazione, ma una pressione strutturale che erode identità, spinge fuori i residenti e trasforma i centri storici in scenografie senza vita. E l’allarme lanciato dal sindaco di Atene segna un punto di non ritorno: non si tratta più di gestire i flussi, ma di decidere che cosa devono essere le città europee: se luoghi da abitare o destinazioni da consumare. Ma quello della capitale della Grecia è solo l'ultimo esempio di "istinto di conservazione" per non morire soffocati dalla massa.

L'allarme di Atene -  Secondo il sindaco Haris Doukas, Atene rischia di perdere la propria identità sotto il peso di un turismo fuori controllo: oltre 8 milioni di visitatori in un anno, affitti alle stelle, quartieri storici trasformati in vetrine per visitatori e infrastrutture sotto pressione. “Servono restrizioni e regole”, ha dichiarato, sottolineando come intere aree della città rischino di perdere autenticità a causa dello sviluppo turistico incontrollato . L’allarme non è solo simbolico: il sindaco propone misure drastiche, come lo stop a nuovi hotel e affitti brevi nelle zone più congestionate, sul modello già sperimentato in altre città europee. Il messaggio è chiaro: senza interventi, il turismo rischia di divorare la città che lo alimenta.

Il laboratorio europeo: il caso Barcellona - Se Atene è oggi in prima linea, Barcellona rappresenta da anni il laboratorio più avanzato nella gestione dell’overtourism.Qui  il problema è esploso prima che altrove: turismo di massa, aumento dei prezzi delle case, proteste dei residenti e progressiva espulsione della popolazione dai quartieri centrali. La risposta politica è stata tra le più radicali in Europa. L’amministrazione ha deciso di eliminare entro il 2028 oltre 10mila licenze di appartamenti turistici, con l’obiettivo di restituire alloggi ai residenti e frenare la pressione immobiliare . Parallelamente, da anni non vengono autorizzati nuovi hotel nel centro e sono state introdotte limitazioni sempre più severe agli affitti brevi. Ma nonostante queste misure, il malcontento resta alto: migliaia di cittadini sono scesi in piazza contro un turismo percepito come invasivo, accusato di trasformare la città in un parco tematico e di compromettere la qualità della vita quotidiana.

Da Venezia a Praga Venezia è forse il simbolo globale dell’overtourism: flussi giornalieri enormi rispetto alla popolazione residente, progressivo spopolamento del centro storico e introduzione recente di un ticket d’ingresso per i visitatori giornalieri.Anche  le grandi navi da crociera sono state limitate proprio per ridurre l’impatto ambientale e urbano. Amsterdam ha avviato una vera e propria campagna per “tenere lontani” alcuni tipi di turismo, soprattutto quello legato agli eccessi. Stop a nuovi hotel in centro, restrizioni sugli affitti brevi e limiti alle visite guidate nei quartieri più affollati. Anche Lisbona negli ultimi anni ha visto un boom turistico che ha fatto impennare i prezzi degli immobili. Il governo ha introdotto limiti agli affitti turistici in diverse zone per contrastare la crisi abitativa. Praga sta affrontando problemi simili: centro storico invaso dal turismo “mordi e fuggi”, aumento degli affitti e perdita di servizi per i residenti. Anche qui si discute di regolamentazioni più severe sugli affitti brevi. Questi esempi aiutano a mostrare come l’overtourism non sia un problema isolato ma una questione sistemica che attraversa tutta l’Europa, con città molto diverse accomunate dagli stessi squilibri.

Un fenomeno strutturale -  Dunque l’overtourism non è più un'anomalia, ma una trasformazione strutturale del turismo globale. Secondo le definizioni più diffuse, si verifica quando il numero di visitatori supera la capacità di un territorio, incidendo negativamente sulla vita dei residenti e sull’esperienza stessa dei turisti. Le città europee più visitate stanno sperimentando strategie diverse: limiti agli accessi, tasse di ingresso, divieti edilizi, regolazione degli affitti brevi. Ma il punto centrale resta irrisolto: come conciliare un settore economico fondamentale con la sostenibilità sociale e urbana?

Una crescita o un limite? - Per anni l’obiettivo è stato attrarre sempre più visitatori; oggi molte amministrazioni cercano invece di ridurre, distribuire o selezionare i flussi turistici. Atene guarda a Barcellona per evitare di seguirne lo stesso destino, mentre altre città europee iniziano a interrogarsi su modelli alternativi. Il rischio, però, è che le soluzioni adottate (dai ticket d’ingresso alle restrizioni sugli alloggi) finiscano per trasformare il turismo di massa in turismo d’élite, senza risolvere davvero le criticità. L’allarme lanciato da Atene segna dunque un passaggio chiave: il turismo non è più solo una risorsa da espandere, ma una forza da governare. E il futuro delle città europee si giocherà proprio su questo equilibrio fragile tra accoglienza e vivibilità.

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