Dal riutilizzo del legname bruciato al monitoraggio delle frane e delle mareggiate: all'interno del progetto Tech4You - finanziato dai fondi del PNRR e sviluppato da diversi enti, tra cui l'Università Mediterranea di Reggio Calabria - c'è un filone di ricerca che lavora sulla prevenzione e l'adattamento ai cambiamenti climatici.
Per approfondire queste tematiche abbiamo incontrato Giuseppe Bombino, Professore Sistemazioni Idraulico Forestali UniRC: “Quando si verifica un incendio ad alta magnitudo, come quello che si è verificato in Aspromonte, in Sila nel 2021 o nel 2017, decine di migliaia di alberi vengono schiantati. Noi abbiamo utilizzato quei tronchi bruciati come materiale per realizzare delle misure naturalistiche che da un lato stabilizzano il versante, dall'altro aiutano la vegetazione e dunque la rinnovazione naturale del bosco a reinsediarsi in quelle condizioni ormai trasformate, ad affermarsi, a crescere e a svilupparsi”.
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Oltre al fuoco ci sono i disastri idrogeologici a minare la sopravvivenza di territori e comunità. Basti vedere i casi di Niscemi e Petacciato. Tra gli effetti del climate change spicca l'intensità aumentata delle precipitazioni che determinano le frane. Ma che cos'è il rischio di frana e quanto sta aumentando negli ultimi tempi? Lo abbiamo chiesto a Nicola Moraci, Professore Geotecnica UniRC:
“Allora, il rischio di frana in termini tecnici vuol dire conoscere gli effetti che le frane hanno sugli elementi esposti. Nel nostro paese il problema è molto sentito perché esistono più di 600.000 frane attive. Il numero dei comuni interessati da frane è il 95% dei comuni del territorio nazionale e l'incremento delle zone a elevato rischio di frana negli ultimi 4 anni è stato del 10%”.
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“Abbiamo sviluppato una piattaforma informatica specifica che consente la gestione del rischio frana valutando i fenomeni dal loro innesco fino alla loro deposizione e l'eventuale interazione con elementi esposti. Quindi attraverso questa piattaforma io posso mappare la suscettibilità alla frana del mio territorio, andare a valutarne la pericolosità - quindi anche i volumi che si generano - e il contenuto energetico in corrispondenza dell'elemento esposto, quindi il rischio”.
La terra che si muove e scorre sotto i nostri piedi, un qualcosa di incontrollabile, così come la forza delle acque e dell’aria. Eventi climatici estremi come i cicloni si moltiplicano. In Tech4You è nato un sistema di monitoraggio e previsione delle altezze d'onda.
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A spiegarci come funziona è Felice Arena, Professore Costruzioni Marittime UniRC: “Il sistema galleggiante sviluppato nell'ambito di Tech4You consente di prevedere le altezze significative delle onde e le mareggiate estreme con un piccolo preavviso. Si integra al sistema della Protezione Civile, il bollettino che viene emesso ogni 24 ore, e ci consente in tempo reale di prevedere cosa accadrà tra un'ora, tre ore. Quindi è estremamente utile per le amministrazioni, per prevedere e per integrarsi al sistema nazionale”.
Molte delle tecnologie sviluppate grazie a Tech4You non sono soltanto un vanto accademico, ma strumenti necessari per la sopravvivenza.