
La Fondazione La Fenice annulla tutte le collaborazioni con Beatrice Venezi
Il ministro Giuli: "Piena fiducia al sovrintendente, ora stop a tensioni"

"La Fondazione Teatro La Fenice, per voce del sovrintendente Nicola Colabianchi, comunica di aver deciso di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi", che a fine 2025 era stata nominata direttrice musicale del Gran Teatro di Venezia. Lo fa sapere la stessa fondazione, attraverso una nota in cui spiega che "la decisione è maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra. Tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d'Orchestra". La Fondazione - conclude la nota - "ribadisce il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull'eccellenza artistica".
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, "prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia", si legge in una nota, dopo l'annuncio di Colabianchi. "Con l'auspicio che tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d'ogni ordine e grado; nell'interesse del Teatro e della città di Venezia", aggiunge Giuli.
Cosa è successo -
La nota del prestigioso teatro veneziano arriva dopo un'intervista rilasciata da Venezi al quotidiano argentino La Naciòn, in cui aveva detto che "questa è un'orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio", spiegando che "anche Diego Matheuz la diresse a soli 26 anni, per quanto era un protetto di Abbado. Io non ho padrini, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti". E poi ha continuato: "Non provengo da una famiglia di musicisti, sono una donna, ho 36 anni, sono la prima donna direttrice del Teatro La Fenice, e voglio portare un cambiamento. Questo è il punto principale. Hanno paura del cambiamento, del rinnovamento. È più facile rimanere ancorati alle vecchie abitudini. Ma è così che muore un teatro". Affermazioni dalla quale già ieri aveva preso le distanze il sovrintendente Nicola Colabianchi, affermando di non condividerla e sottolineando "l'ottima qualità" dell'orchestra.
Di fronte a queste dichiarazioni, era insorta anche la Rsu de La Fenice: "Si tratta di affermazioni gravi - sottolineano i lavoratori -, false e offensive, che ledono la professionalità, il merito e la dignità delle professoresse e dei professori d'orchestra della Fenice, professionisti di altissimo livello selezionati esclusivamente attraverso concorsi pubblici internazionali basati sul talento e sul rigore procedurale. Offendere i lavoratori e il pubblico del Teatro non è solo un atto di scortesia istituzionale, ma un attacco diretto all'identità stessa della nostra Fondazione". Le maestranze avevano poile dichiarazioni di Venezi come "incompatibili con le condizioni necessarie per costruire un rapporto di fiducia e una collaborazione artistica proficua".
Le reazioni -
"Ci voleva una intervista in Argentina per fare capire al sovrintendente de La Fenice Colabianchi che era necessario chiudere il rapporto con il maestro Venezi", ha polemizzato il capogruppo M5s al Senato, Luca Pirondini. "Colabianchi avrà capito che arrivati a questo punto o cadeva Venezi o cadeva lui e ha deciso per la prima. Resta però una rottura tardiva: ha preso una decisione che avrebbe dovuto prendere molto tempo fa", ha continuato Pirondini.
Di opinione simile è il segretario generale di Cgil Venezia, Daniele Giordano, che in una nota ha fatto sapere di ritenere la decisione della Fondazione "positiva", "l'unica scelta possibile". "Peccato che ci siano voluti mesi per riconoscere ciò che era evidente fin dall'inizio", ha aggiunto.
"Il caso del Teatro La Fenice certifica il fallimento del governo e di Fratelli d'Italia nelle politiche culturali", ha dichiarato Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in commissione Cultura alla Camera. "La vicenda legata alla nomina di Beatrice Venezi è il risultato di una scelta politica imposta dall'alto, senza ascolto del mondo della musica e della lirica", continua Manzi in una nota.