Aria scanzonata e battuta pronta, Shaggy, ospite della quarta serata del Festival di Sanremo. "Perchè sono stato un po' fermo dopo Boombastic? Perchè mi serviva tempo per spendere tutti i soldi che avevo fatto...", dice. "Che dischi compro? Io non li compro, li rubo... Chi preferisco? R.Kelly". A chi gli chiede perchè abbia deciso di fare un disco, "Lucky day", tutto dedicato alle donne, risponde: "Perchè io sono innamorato di tutte le donne. Sono così belle... Soprattutto quelle italiane". La sua ultima apparizione televisiva in Italia risale allo show di Adriano Celentano, di cui Shaggy ha un buon ricordo: "I nostro due caratteri si sono ben incontrati. E' scoccata una scintilla e ci siamo capiti all'istante".
Nella sala stampa dell'Ariston il rapper jamaicano ha fatto uno show davvero singolare avvicinandosi al critico musicale del "Messaggero", Paolo Zaccagnini, e offrendogli un sigaro cubano. Zaccagnini ha ricambiato porgendogli un toscano e Shaggy ha rilanciato, aprendo il giubbetto bordeaux con lo stemma dell'Italia ed estraendo uno spinello di marijuana, incurante dei flash e delle telecamere.
Il giornalista italiano ha declinato l'offerta e Shaggy sorridendo ha lasciato la sala. "E' vero, è tempo di guerra ma oggi dovrebbero chiedermi di andare lì a suonare e cantare l'amore. La guerra è una cosa bruttissima e dovrebbe essere solo l'ultima istanza. Anche una sola perdita è troppo. Nel mondo dovrebbe esserci solo la pace".
Parola di uno che la guerra l'ha fatta e proprio nel Golfo. Shaggy, infatti, il cantante reggae di origine jamaicana ma cittadino americano, che salirà sul palco del Teatro Ariston sulla scia del successo del suo ultimo album "'Lucky day", si arruolò nell'88 nei marines e nel '91 partecipò all'operazione "Desert Storm".