UN'AVVENTURA BENEFICA

Dal Cremonese a Dakar in bici, 4.300 chilometri per raccogliere fondi per una scuola africana

Venti giorni di pedalata, nove nel deserto del Sahara

© Instagram

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Da Pozzaglio, in provincia di Cremona, dove abita, a Dakar, sono 4.300 chilometri. E Piergiuseppe Mangiacotti, cremonese di 34 anni, li ha percorsi tutti in bicicletta. Impresa compiuta martedì 21 aprile, con l'arrivo nella capitale del Senegal. Un'avventura affascinante, una sfida con se stesso e con la natura, ma anche un viaggio benefico: gli oltre seimila euro raccolti finora attraverso Gofundme e la sua pagina Instagram verranno utilizzati per completare la sistemazione di una scuola africana. "Ho pianto molto perché c'era tantissimo vento. Ma dovevo andare avanti, non potevo tornare indietro", le sue prime parole da Dakar al quotidiano La Provincia di Cremona, che ricorda che Mangiacotti ha alle spalle varie imprese di questo tipo, culminate nel 2024 con lo sventolio del tricolore a Capo Nord.

Il viaggio in bici -

 Partito il due aprile scorso, Mangiacotti ha tagliato il traguardo in anticipo rispetto al programma: venti giorni di pedalata, nove nel deserto del Sahara. "E attraversare il deserto del Marocco e della Mauritania è stata veramente dura", racconta. "Il vento soffiava a 45-50 chilometri orari, era difficile staccare le mani dal manubrio. La sabbia fa male, è fastidiosa". Come lo è il caldo: "La temperatura ha toccato i 43 gradi. Ma regalare il mio tempo per una causa nobile mi ha dato le energie per proseguire. Ammetto di avere pianto diverse volte, ma lungo il cammino ho incontrato gente che non ha nulla e questo mi ha fatto capire ancora di più che sono un uomo fortunato, che non ho il diritto di lamentarmi".

Mangiacotti ha condiviso un diario di viaggio sulla sua pagina Instagram, accompagnando le foto con le indicazioni per effettuare le donazioni destinate alla scuola di Mbamalasone, a 250 chilometri da Dakar: "Al momento abbiamo raccolto 6.300 euro, ma l'obiettivo è arrivare a quota 9mila. È ancora possibile effettuare donazioni. I veri protagonisti di questa gara di solidarietà non sono le mie gambe, ma tutte le persone che hanno risposto e risponderanno al nostro appello", ha detto il ciclista al quotidiano cremonese. Dopo il traguardo, ha raggiunto in auto il villaggio al limite della foresta: "Non ho smontato la mia bicicletta perché voglio mostrare a quei bambini come sono arrivato in mezzo a loro".

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