L'ospedale di Sion, nel Cantone Vallese, ha inviato nei giorni scorsi a tre famiglie di ragazzi italiani feriti nel rogo del Le Costellation a Crans-Montana la fattura relativa alle spese sanitarie sostenute per la cura dei giovani nei giorni successivi alla tragedia. Gli importi indicati sono compresi tra 17mila e oltre 66mila euro. Si tratta di documenti amministrativi che, secondo l'avvocato Domenico Radice che assiste alcune vittime dell'incendio, "sono inopportuni": "In linea generale riteniamo che le spese debbano essere a carico delle autorità svizzere, anche considerate le presunte responsabilità pubbliche finora emerse, e proprio per questo l'invio delle fatture poteva essere evitato".
"Nulla è dovuto dalle famiglie" -
Della questione si sta occupando in queste ore l'ambasciata italiana a Berna. "Le autorità cantonali hanno sempre detto che nulla è dovuto dalle famiglie italiane e quindi le spese di cura dei feriti sono a carico delle autorità locali - spiega l'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado - ma chiederò comunque chiarimenti e ho già fissato un incontro per il 24 aprile prossimo con il presidente del governo del Vallese Mathias Reynhard".
"Il presidente del Cantone del Vallese Mathias Reynard mi ha assicurato che nulla è dovuto dalle famiglie agli ospedali e che le spese sanitarie saranno sostenute in toto dal Cantone del Vallese, ed eventualmente dalla Confederazione svizzera, e che nulla sarà chiesto allo Stato italiano, come del resto avevano annunciato sin dall'inizio", ha riferito all'Ansa l'ambasciatore Cornado.
Il portavoce del Dipartimento della sanità -
Anche il Département della sanità del Cantone del Vallese lo ha precisato all'Ansa: "Le prestazioni mediche dell'Ospedale del Vallese non sono a carico delle famiglie". Le famiglie "sono state informate tramite posta, a fine febbraio, inizio marzo, della procedura in caso di ricezione di fatture mediche, che non devono essere pagate dalle famiglie".
Secondo il portavoce del Dipartimento sanità, affari sociali e cultura del Cantone del Vallese "spetta all'istituzione comune LAMal (struttura in Svizzera che gestisce le spese mediche a livello internazionale) di determinare con le assicurazioni italiane (e/o la struttura di collegamento internazionale italiana), quale assicurazione prende in carico quale prestazione. Se un saldo rimane, i centri di consultazione d'aiuto alle vittime Lavi (in Svizzera) lo prenderanno in carico. Ma in tutti i casi, le famiglie non hanno fatture mediche da pagare".
Le parole dell'assessore Bertolaso -
Si tratta quindi di spese che i genitori non dovranno saldare, anche se i documenti hanno creato un certo stupore: "Sono atti dovuti, sono delle certificazioni che gli ospedali devono fare per coprire il loro bilancio e giustificare ai loro contabili", ha spiegato l'assessore della Regione Lombardia al Welfare Guido Bertolaso.
"È chiaro - ha sottolineato - che non esiste che nessuno debba sborsare un solo euro per quello che è successo. E come sapete io sono stato designato da tutti i genitori dei ragazzi a rappresentarli in questa Fondazione che ha proprio il compito di individuare le modalità per indennizzare al meglio tutte le famiglie, innanzitutto le famiglie che hanno perso i loro figli e poi anche le famiglie i cui ragazzi hanno subito gravi alterazioni e hanno dovuto essere ricoverati in ospedale".
Adesso, ha aggiunto Bertolaso, "stiamo stabilendo quella che è la procedura" per valutare le varie richieste di indennizzo. "Ci siamo riuniti una volta, ci riuniamo adesso di nuovo il 5 di maggio e poi a Ginevra il 12 di giugno. Stabiliremo i criteri, in aggiunta ovviamente a quello che devono fare le altre istituzioni" ha concluso l'assessore.