Francesca Levi è un’artista, designer e stilista italiana, la cui ricerca creativa si sviluppa tra moda, arte e design. Figlia della celebre pittrice Fulvia Levi Bianchi, cresce in un ambiente profondamente legato alla cultura artistica internazionale. Fin da bambina, frequenta personalità come Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Roberto Crippa, Gianni Dova e il critico d’arte Arturo Schwarz, esperienze che influenzano in modo decisivo la sua sensibilità estetica.
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
© Ufficio stampa
Francesca Levi conduce una interessante ricerca nel design d’arredo, interpretando in maniera ironica gli spazi domestici, intesi come luoghi di narrazione e immaginazione. Divani, poltrone, sedute, tavoli e lampade nascono dall’incontro tra ferro, legno, vetro, plexiglass e tessuti, lavorati e assemblati per dare una forma artistica a oggetti funzionali. Linee giocose e tinte cromaticamente intense completano una visione progettuale pensata per rendere lo spazio vivo, personale e in continua evoluzione.
Parallelamente, Francesca Levi sviluppa una ricerca nella moda, creando giacche, abiti e capispalla dipinti e decorati a mano. Ogni pezzo nasce come opera unica, caratterizzata da interventi pittorici, passamanerie e applicazioni, che trasformano il tessuto in una superficie espressiva.
Ogni capo è numerato e irripetibile: un vero “one of a kind”. Seta, lino, cotone e lana diventano tele sulle quali l’artista interviene con segni, ricami e texture tridimensionali, che richiamano il mondo dell’arte e delle memorie personali. Le creazioni si distinguono per un uso libero e diretto del gesto pittorico, che subentra sul capo finito. Ogni pezzo nasce da una base sartoriale precisa, spesso classica, sulla quale la stilista interviene successivamente, creando una tensione tra rigore e gesto spontaneo. Il colore diventa linguaggio primario e ciascun capo afferma una propria identità visiva autonoma.
Francesca Levi, nel suo percorso ha sviluppato un approccio indipendente, fuori da schemi industriali e logiche di standardizzazione. La sua pratica si fonda su una relazione diretta con il fare: ogni oggetto, ogni capo, ogni intervento nasce da un processo manuale che ne definisce unicità e valore. Ciascuna creazione è il risultato di un processo profondamente fisico: dipingere, assemblare, forgiare, applicare dettagli, combinare materiali. Un approccio che unisce libertà artistica e grande tradizione artigianale italiana.
Oggi Francesca Levi continua a condurre il proprio lavoro tra arte su tessuto, design e sperimentazione materica, creando oggetti e abiti che uniscono ricerca artistica, artigianalità e libertà di comunicare. La sua produzione si rivolge a un pubblico attento alla ricerca, all’autenticità e alla dimensione personale dell’estetica, dove l’oggetto diventa espressione identitaria. In questa prospettiva, anche l’abito si afferma come opera d’arte: non un semplice supporto, ma una superficie viva su cui si sprigiona la creatività dell’artista. Indossare un capo Francesca Levi significa indossare un’opera, un equilibrio autentico tra sartoria e ricerca estetica.
Chi è Francesca Levi? Quali sono le tue origini e qual è stato il tuo percorso di formazione?
Sono un po’ milanese e un po’ triestina. Mi sono diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera e poi ho frequentato la facoltà di architettura al Politecnico di Milano e, contemporaneamente, per due anni, una scuola di industrial design. Mia madre è stata una bravissima e importante pittrice, ha realizzato anche una mostra con Andy Warhol a New York, in quanto lavoravano con lo stesso mercante d’arte, Alexandre Jolas. Ho respirato arte sin da piccola e ho avuto la fortuna di conoscere molti artisti amici di mia mamma, come Lucio Fontana, De Chirico, Crippa, Baj e altri ancora…ho praticamente vissuto immersa nell’arte e per me sono stati anni meravigliosi.
Come interpreti il rapporto tra arte e moda?
Per me sono complementari. Sono forme ed espressioni dettate dalla fantasia e dall’amore per il bello. Tra loro c’è molta complicità. Per quanto mi riguardi, intervengo su un capo finito con pennelli, colori e applicazioni, trasformandolo in quello che si può definire un’ "opera d’arte da indossare"
Quali sono le cifre stilistico-distintive dei tuoi abiti?
Quasi sempre interpreto e traspongo un quadro di un pittore che amo in un motivo riproducibile sul tessuto, cercando di renderlo riconoscibile tramite un tratto caratteristico o dei colori. È chiaramente una mia visione personale, che vive su giacche o completi di vari tessuti con trame differenti.
I tuoi capi vengono dipinti e personalizzati uno a uno, a partire dall’urgenza di creare con le mani. È così che i tessuti si trasformano in una vera e propria superficie pittorica. Che importanza assumono, quindi, nell’ambito della tua produzione, la lavorazione artigianale e il contatto diretto con la materia e attraverso quali fasi si svolge il processo creativo?
Per me è fondamentale toccare il tessuto sul quale dipingerò. Faccio prima delle prove su dei piccoli campioni e cerco di capire come stendere il colore, poiché ogni tessuto assorbe in modo differente la mia pittura. In certi casi devo tenere la vernice più densa e asciutta per ottenere un tratto più spontaneo e fresco, in altri devo stare attenta e diluire la tinta per poter realizzare dei disegni più definiti e precisi...ci sono voluti anni e molta tenacia per arrivare al livello che ho raggiunto oggi, che mi permette di dipingere su qualsiasi tessuto, senza che la pittura subisca dei danni.
Ricorrente l’utilizzo del trompe-l’oeil. In che modo e con quale significato?
Amo molto il trompe l’oeil. Questa tecnica crea infatti profondità in quanto, attraverso un gioco di ombre, si accentua la tridimensionalità di un’immagine. Mi piace perché non è una pittura “piatta”, ma che vive insieme al capo da indossare.
Chi sceglie un capo Francesca Levi per il proprio guardaroba?
Sicuramente lo sceglie una donna che vuole distinguersi, che ama l’arte e a cui piace essere speciale. I miei capi infatti sono unici e non si ripetono mai; quando una donna li indossa attira curiosità. È quindi senz’altro una donna che osa e che non ama passare inosservata. In qualsiasi occasione, non troverà mai nessun’altra vestita come lei.
Francesca Levi non è solo moda ma anche complementi d'arredo. Come si caratterizza il tuo design?
Ho sempre voluto creare il "pezzo esclusivo”. Ho avuto per anni uno show room dove si potevano trovare mobili, tavoli e sedie disegnati e prodotti da me, attraverso l’utilizzo di materia prima selezionata e molto raffinata. La particolarità consisteva nel realizzare ciò che voleva il cliente, nelle misure e con i materiali scelti proprio per la sua casa. Seguivo io stessa, in prima persona, ogni pezzo sin dalla nascita: lo disegnavo, acquistavo il legno adatto all’ambiente e studiavo le misure giuste per realizzarlo. Adoro il ferro perché è un materiale vivo e, in molti casi, lo lavoravo a mano con procedimenti che lo rendevano speciale e unico. Quando ho partecipato al Fuori Salone, nel 2019, ho proposto un insieme di mobili e oggetti modulari, quindi componibili, sia in ferro che in legno. Il cliente poteva comprare più moduli e assemblarli nella propria casa, secondo il suo gusto e le sue necessità: un tavolo basso poteva diventare una libreria, un appoggio per divani ma anche un comodino… Ho creato lampade–manichino pensati come elemento funzionale e, al tempo stesso, narrativo. Ho infatti interpretato, attraverso ferro e ottone, una Regina e un Re a grandezza naturale, che, al calare della sera, si trasformano in magiche presenze luminose. Ho disegnato lampadari a forma di grandi riccioli che si rincorrono, divani a forma di bocca o di baffo, ispirati al dialogo tra uomo e donna, sedie-scultura in ferro con schienali che richiamano baffi, labbra o addirittura figure stilizzate: una donna con orecchini, un uomo con cravattino…a tavola non c’è più la necessità di assegnare i posti agli amici perché uomo e donna sono molto distinguibili! L’ironia accompagna quasi tutto ciò che creo, sia nella moda che nel design, come nella mia vita privata. Il mio brand, Francesca Levi, racconta con coerenza la bellezza dell’irripetibile: abiti e mobili unici, pensati per chi cerca nella singolarità una gioia profonda e personale.
Progetti e sogni per il futuro?
Sogno di continuare a creare collezioni sempre più belle, guidate dall’unicità, nelle quali ciascuna forma racconti una storia irripetibile, cosicché ogni mia creazione diventi un piccolo frammento di identità, capace di accendere fiducia, libertà e la sensazione profonda di essere speciali. Riguardo ai progetti, uno è già in divenire: la Galleria d’arte ART di Milano, situata in via Manzoni, mi ha invitata ad esporre quindici miei vestiti come opere d’arte. La mostra si terrà a settembre, in concomitanza della settimana della moda milanese.