Boom di utili per il colosso del lusso Lvmh nel 2002. Ma a sostenere le vendite del gruppo, che controlla marchi come Fendi e Kenzo, questa volta non sono stati i preziosi abiti, ma l'ottimo champagne Moet & Chandon. Lo scorso anno l'utile netto di Lvmh è balzato a 556 milioni di euro, dai 10 milioni del 2001. Il fatturato si è attestato sui 12,69 miliardi di euro, in crescita del 4%.
E la società francese, nonostante la crisi economica mondiale, prevede risultati in sensibile crescita anche per lanno in corso. Il gruppo proporrà alla prossima assemblea degli azionisti, in calendario per il 15 maggio, il pagamento di un dividendo di 0,80 euro per azione, ovvero con un incremento del 7% rispetto alla cedola dellesercizio precedente.
Questanno il gruppo si concentrerà sulla crescita interna, sullo sviluppo dei maggiori brand e sullesercizio di una vera politica selettiva di investimento.
Intanto anche Christian Dior Couture, che fa parte della galassia LVMH, ha reso noto risultati dellesercizio 2002, chiusosi con un risultato operativo di 33 milioni di euro e un balzo del fatturato del 41%.
Infine, per quanto riguarda Fendi, "l'obiettivo è sempre quello di farne la marca numero uno in Italia" ha dichiarato il presidente di Louis Vuitton , Bernard Arnault precisando che la "fase di ristrutturazione della casa italiana è conclusa".
Il leader mondiale del lusso non intende però "accelerare sugli investimenti" in Fendi prima di un paio di anni. "Prima vogliamo essere sicuri del suo successo in termini di rendimento" ha aggiunto senza fornire dati sulle perdite di Fendi nel 2002, anno, ha detto, di investimenti per la sua riorganizzazione.
LVMH intende comunque sfruttare "l'immagine emblematica" della marca romana, e soprattutto il suo "savoir faire" nella pellicceria, nel momento in cui "si riscoprono le pellicce", ha indicato il responsabile del polo moda del gruppo Yves Carcelle nel corso della conferenza stampa sui risultati del gruppo.