L'ex presidente Rumen Radev col suo partito anti-corruzione potrebbe avere la maggioranza dei seggi nel Parlamento bulgaro, secondo i risultati del conteggio dei voti, che ha raggiunto il 65%, stando alle indicazioni dell'agenzia Trend. Non ce la fanno invece i socialisti del Bsp, che secondo gli exit poll era in bilico sulla soglia di sbarramento del 4%. Dunque si va verso un trionfo assoluto del partito 'Bulgaria progressista' dell'ex presidente Rumen Radev con 45,9% dei voti.
Un passato nell'aeronautica poi la discesa in campo come outsider -
Classe 1963, Rumen Radev prima di entrare in politica ha costruito una lunga carriera nelle forze armate, diventando uno dei principali piloti di caccia del Paese e arrivando fino al ruolo di comandante dell’aeronautica militare. Una carriera nata durante la dittatura comunista e culminata negli anni della transizione verso la democrazia. Entrato in politica come candidato sostenuto dal Partito Socialista Bulgaro, Radev si è imposto come figura indipendente e relativamente outsider, puntando su temi come la lotta alla corruzione e la difesa della sovranità nazionale. Durante la sua presidenza ha mantenuto una linea istituzionale all’interno dell’Unione Europea e della NATO, ma si è distinto per posizioni più caute nei confronti della Russia e per critiche ad alcune scelte occidentali, soprattutto in politica estera. Pochi giorni prima del voto ha dichiarato di non voler aiutare l'Ucraina per evitare di ritrovarsi la guerra in casa.
L'ombra della Russia sul voto e il timore di Bruxelles -
Nell'ascesa di Radev c'è un altro aspetto di rilievo. Nei mesi scorsi una rete di account sui social si è attivata per promuovere il suo partito. Secondo i ricercatori di Sensika Technologies, società che monitora i contenuti online, gli account TikTok che promuovono l'hashtag #rumenradev si sono moltiplicati oltre 60 volte più velocemente di quelli che promuovono il principale avversario. E così hanno totalizzato oltre 5,5 milioni di visualizzazioni nei tre mesi prime delle elezioni. Dati che preoccupano tanto che nei giorni scorsi l’attuale governo ad interim ha parlato di interferenza russa nelle elezioni. ll governo russo si è astenuto dall'offrigli sostegno esplicito. Ma l'ex ambasciatore bulgaro in Russia è stato chiaro: «I russi sono molto, molto desiderosi di compensare, almeno in parte, la perdita di Orbán in Ungheria».Così nasce la preoccupazione a Bruxelles, dove aleggia il timore di un nuovo Orbán.