Il peggior scenario possibile

Pensiero positivo: sei un catastrofista? Esci dalla "modalità disastro"!

Se tendi a vedere sempre tutto nero, sappi che è un atteggiamento che fa male al benessere mentale e che può generare profezie che si autoavverano

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Lo sappiamo tutti: il pensiero positivo rende più facile la vita e fa anche bene alla salute. Eppure, ci sono momenti in cui l’incertezza della situazione ci porta a vivere sempre in “modalità disastro”. Ad esempio, se il figlio tarda a rientrare una sera, il pensiero è che di sicuro avrà avuto un terribile incidente sulla strada. Oppure, se il capo ci manda una mail fissandoci un appuntamento, significa di certo che stiamo per ricevere una lavata di capo storica o, al limite, rischiamo il licenziamento. E la cosa non finisce lì: i pensieri iniziano a vorticare e già ci vediamo disoccupati e senza i mezzi per pagare le rate del mutuo. Chi si riconosce in questi schemi di pensiero deve sapere tutto questo si chiama "pensiero catastrofico" e che si tratta di una disfunzione cognitiva che occorre saper riconoscere e da ci dobbiamo imparare a difenderci.

CATASTROFISMO: IL CONTRARIO DEL “PENSIERO POSITIVO” - La tendenza a vedere sempre tutto nero o a prospettarsi sempre il peggior scenario possibile è nota in psicologia come "catastrofizzazione" o "pensiero catastrofico". Si tratta di un meccanismo cognitivo disfunzionale che porta le persone a immaginare costantemente, in una situazione di incertezza o di stress, il peggio che possa capitare.  È una forma di pessimismo all'eccesso, in cui un evento futuro, spesso neutro o di rischio moderato, viene percepito come un disastro imminente, capace di creare angoscia e paralisi. Chi ne soffre tende a "vedere tutto nero", a ingigantire i rischi e a sottovalutare le proprie risorse per affrontare le difficoltà. Chi soffre di questo problema in modo costante può uscirne solo con l’aiuto di un terapeuta, ma in certi momenti, soprattutto quando la situazione generale è obiettivamente difficile e complessa, può capitare a chiunque un periodo di questo pessimismo estremo. A causarlo  dal punto di vista neurologico è un'iperattivazione dell'amigdala, la parte del cervello che si attiva in condizioni di pericolo e fa scattare i meccanismi che mettono a disposizione dell’organismo le risorse che servono per combattere o fuggire. In caso di pensiero catastrofico, però, l’amigdala rileva minacce anche dove non ce ne sono. Il pessimismo, di per sé, non è del tutto negativo: la stessa evoluzione ha segnato la sopravvivenza di chi è stato capace di riconoscere i primi segni di pericolo e ha avuto quindi maggiori possibilità di mettersi in salvo. Quando però ci si trova non solo a vedere “il possibile lato peggiore” delle cose, ma di attribuire automaticamente questo significato negativo e minaccioso a tutto ciò che accade, allora questo atteggiamento diventa un ostacolo al benessere mentale e va corretto.

LE PROFEZIE CHE SI AUTO-AVVERANO – In molte situazioni un atteggiamento troppo negativo e la convinzione che le cose andranno malissimo può far sì che l’insuccesso si verifichi realmente. Se, ad esempio, usciamo di casa con la convinzione che avremo una giornata orribile, è probabile che adotteremo un atteggiamento passivo o aggressivo nei confronti delle persone che incontriamo e che i colleghi, vedendoci intrattabili, eviteranno la nostra compagnia. Il capo potrebbe essere più tentato di non chiudere un occhio su qualche piccola mancanza o che finiremo per litigare con l’addetto al parcheggio per l’ultimo posto disponibile. Alla fine, la nostra giornata sarà stata davvero orribile, rinforzando la convinzione che quel mattino il nostro pessimismo era del tutto giustificato.

COME USCIRNE - Perché spesso siamo portati a dare per scontato il peggio? Di solito lo facciamo nel tentativo di proteggerci da ciò che consideriamo come una possibile minaccia e per soffrire meno quando le cose cominceranno ad andare male. Eppure, questa strategia è poco efficace: oltre a non ripararci dal dispiacere, genera angoscia e stress e questo, nel tempo, ha un impatto sul benessere mentale. Affrontare la realtà in “modalità disastro" può anche influenza negativamente il modo in cui affrontiamo le opportunità che possono presentarsi. È questo l’atteggiamento dello studente che, convinto di non superare una prova, non si presenta neppure all’esame, ottenendo così il fallimento che si aspettava. Per uscire da questo loop ci sono però alcune tecniche che si possono utilizzare, non appena si diventa consapevoli della trappola mentale in cui ci si trova.

- Test di probabilità: consiste nell'esaminare i casi in cui il disastro può verificarsi o quando invece andrà tutto bene, considerando le probabilità statistiche che si verifichi la prima o la seconda situazione. Ad esempio, possiamo stimare, prima di imbarcarci su un volo, quante siano le probabilità di disastro aereo e quante di un volo tranquillo. Le probabilità per cui possa verificarsi la prima situazione sono infinitamente inferiori a quelle della seconda, e quindi dovremmo salire a bordo con una certa serenità.

- Defusione cognitiva – Un’altra tecnica consiste nel cercare una presa di distanza dal pensiero negativo, ripetendo a noi stessi che si tratta, appunto solo di un pensiero: “Sto pensando che oggi non supererò l’esame” e non “Di certo oggi non supererò l’esame”. La sfida è ripetere a se stessi che il possibile fallimento all’esame è solo nella nostra testa e non nella realtà: tutto questo aiuta a creare una distanza emotiva dal pensiero angosciante.

- Affinare le capacità di problem solving - Quando si cade nel loop del pensiero catastrofico si enfatizza la gravità della situazione, sottostimando la propria capacità di affrontarlo. Per uscire da questa distorsione cognitiva si può adottare una mentalità di problem solving, immaginando una possibile soluzione ai diversi tipi di situazione che potrebbero prospettarsi. Se da un lato è impossibile mitigare completamente l'incertezza creata da una potenziale minaccia o difficoltà, dall'altro alcuni elementi sono sotto il nostro controllo: la soluzione sta nel riconoscerli e comportarsi in modo pratico, affinando le proprie capacità. E se poi, stavolta, non avremo avuto successo, possiamo sempre imparare dai nostri errori e fare meglio la prossima volta.