Dopo l'avvio del blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz, cresce l'uso di tecniche elusive da parte di navi legate all'Iran. A segnalarlo è il New York Times, citando esperti del settore marittimo. Sempre più imbarcazioni infatti ricorrerebbero allo "spoofing", ovvero la falsificazione dei dati di identificazione. In pratica, le navi modificano o mascherano la propria identità digitale per evitare di essere tracciate ed essere coinvolte nel blocco imposto dalla Marina degli Stati Uniti. L'uso diffuso di queste pratiche rischia di aumentare la confusione in una delle rotte marittime più strategiche e più complesse del mondo.
Segnali falsi -
Tra le pratiche più diffuse c'è lo spegnimento dei transponder, i dispositivi che permettono di localizzare le navi. In altri casi vengono trasmessi segnali alterati o del tutto inventati, rendendo difficile capire posizione e rotta reali. "Ora stiamo iniziando a vedere navi che si oscurano o che utilizzano identificativi 'zombie' o casuali", ha dichiarato Ami Daniel, amministratore delegato della società di intelligence marittima Windward. Non è la prima volta che queste tecniche vengono utilizzate. In passato erano state adottate anche da navi collegate alla Russia per aggirare le sanzioni internazionali.