Causato dalla guerra in Iran, il blocco dei traffici nello stretto di Hormuz, uno snodo chiave per il commercio globale di energia, sta avendo effetti pesanti soprattutto in Asia. La Cina è tra i Paesi più esposti: nel 2024 ha fatto transitare dal Golfo Persico acquisti di gas e petrolio per circa 110 miliardi di dollari. Subiscono contraccolpi anche India, Giappone e Corea del Sud. Per questo motivo la stabilità del Medio Oriente diventa per Pechino una priorità strategica.
È in questo scenario che il presidente cinese Xi Jinping ha presentato una proposta in quattro punti al principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan. L’obiettivo è favorire pace e stabilità nella regione del Golfo, cruciale per gli equilibri energetici globali.
Primo punto -
Mantenere l’impegno per il principio della coesistenza pacifica. Gli Stati del Golfo vengono descritti come vicini "che non possono essere spostati". Pechino punta a favorire relazioni più solide tra i Paesi della regione e a costruire un'architettura di sicurezza condivisa, definita "comune, completa, cooperativa e sostenibile".
Secondo punto -
Il rispetto della sovranità. Per la Cina è un principio centrale, soprattutto per i Paesi in via di sviluppo. Viene ribadita la necessità di proteggere integrità territoriale e istituzioni degli Stati del Golfo, oltre al personale e alle infrastrutture.
Terzo punto -
Il riferimento al rispetto del diritto internazionale. Il presidente Xi richiama il ruolo delle Nazioni Unite e chiede di difendere un ordine globale basato sulle regole e sui principi della Carta Onu.
Quarto punto -
Il legame tra crescita economica e stabilità. La sicurezza è indicata come base dello sviluppo, mentre lo sviluppo rappresenta la garanzia della sicurezza. La Cina propone di lavorare per creare condizioni favorevoli alla crescita della regione per disinnescare possibili tensioni.