PRESENTATA UNA DENUNCIA IN SEDE CIVILE

Ospedale Monaldi al centro di un nuovo caso: "Bimba cardiopatica operata in ritardo e morta dopo un mese"

Lo rivela il legale della famiglia di Domenico, al quale si sono rivolti i genitori della piccola: "È deceduta per un atteggiamento attendista immotivato da parte della struttura, chiederemo un risarcimento danni"

© IPA

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Dopo la morte del piccolo Domenico, l'ospedale Monaldi di Napoli finisce al centro di un'altra battaglia legale, con una denuncia in sede civile. Il nuovo, presunto caso riguarda "una bambina, deceduta al Monaldi 58 giorni prima dell'operazione di Domenico, nell'ottobre 2025". A rivelarlo, a una trasmissione tv, è l'avvocato Francesco Petruzzi, che rappresenta la famiglia Caliendo.

Il nuovo caso -

 La vicenda della bambina è stata riportata dal Mattino. Nata il 5 settembre 2025 e morta il 7 ottobre dello stesso anno, la piccola era affetta da una grave patologia, il "truncus" aortico. Si tratta di una rara cardiopatia congenita in cui un singolo vaso sanguigno origina dal cuore, anziché due (con aorta e arteria polmonare separati). Questo vaso unico riceve sangue sia dal ventricolo destro che sinistro, miscelandolo.

Il legale: "Bimba morta per un atteggiamento attendista immotivato" -

 I genitori della bimba si sono rivolti anche loro all'avvocato Petruzzi. "Stiamo studiando la cartella clinica, ma possiamo dire che questa bimba è deceduta per un atteggiamento attendista immotivato: nessuna nota clinica della struttura documenta la ragione di questa medicina attendista che avrà sicuramente causato una perdita di chance di sopravvivenza", sostiene il legale. Che accusa: "C'era una diagnosi prenatale di una malformazione, si sapeva che bisognava intervenire subito, non si è intervenuti subito e quando l'hanno fatto era troppo tardi". L'avvocato ha già annunciato un'azione di risarcimento danni.

La ricostruzione -

 Il Mattino procede a una ricostruzione del caso, basandosi sulle dichiarazioni dell'avvocato Petruzzi. La bimba - nata con una diagnosi prenatale che prefigura la patologia - viene trasferita in Cardiochirurgia pediatrica del Monaldi. I livelli di saturazione, racconta il quotidiano, sono buoni, tanto che dopo due giorni respira autonomamente. Il 12 settembre, tuttavia, la frequenza respiratoria aumenta: è l'indice, spiega il legale, che qualcosa non va.

"Gli scompensi erano iniziati e noti già dal 12 settembre. Ma solo il 21 dello stesso mese viene svolta una consulenza cardiochirurgica, e il giorno successivo si decide di sottoporre la paziente a intervento chirurgico - afferma l'avvocato Petruzzi -. Sulla base dei dati acquisiti dalla cartella clinica, io e il consulente medico ipotizziamo che questo attendismo sia costata la vita alla piccola. Secondo la letteratura scientifica un ritardo nella tempistica determina il rischio operatorio di quattro volte".

Sempre secondo il legale, nella fase post-operatoria "non sarebbe stata avviata alcuna procedura interdisciplinare per valutare l'avvio di una richiesta di trapianto o, in alternativa di un Berlin Heart", un dispositivo di assistenza ventricolare meccanica utilizzato come cuore artificiale temporaneo o "ponte al trapianto". Serve a supportare o sostituire la funzione cardiaca in pazienti con grave insufficienza cardiaca, consentendo loro di sopravvivere in attesa di un organo compatibile.

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