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Il sindaco di Crans-Montana: "Non sapevo di problemi nei controlli"

Primo interrogatorio di fronte alla procuratrice aggiunta del Cantone del Vallese nell'ambito dell'inchiesta della strage di Capodanno al Constellation

La macchina comunale dei controlli di sicurezza nei locali di Crans-Montana era in panne, ma il sindaco Nicolas Féraud non lo sapeva. E' stato lo stesso primo cittadino ad ammetterlo lunedì, nel suo primo interrogatorio di fronte alla procuratrice aggiunta del Cantone del Vallese, Catherine Seppey, che indaga sulla strage del Constellation in cui sono morte 41 persone e 115 sono rimaste gravemente ferite.

I controlli al Constellation -

 Dal 2019, nel locale andato a fuoco a Capodanno nessun ispettore aveva controllato il rispetto delle norme antincendio. Se i sei funzionari comunali responsabili, già sentiti dai magistrati, si sono giustificati con una cronica carenza di organico e di risorse che non consentiva il rispetto delle scadenze, il primo cittadino - a cui solo ora è stato sequestrato il cellulare - racconta: "Non sapevo che ci fossero dei problemi nei controlli di sicurezza dei locali, a causa della carenza di personale. Nessuno me l'aveva detto prima della tragedia e ne sono rimasto scioccato".

La sua versione diverge in maniera quasi surreale da quella di Ken Jacquemoud, Christophe Balet, Rudy Tissières e Baptiste Cotter: "Ero convinto che tutto funzionasse bene, - spiega - siamo sempre stati orgogliosi del nostro servizio di sicurezza, citato anche come esempio nel Cantone". Anche se un audit, commissionato nel 2023 dallo stesso Féraud, aveva segnalato una generale carenza di personale, ma il Comune non ne aveva applicato le indicazioni "perché giudicato deludente e per nulla rilevante in tema di sicurezza".

Oltre a Féraud, sono indagati i suoi sei collaboratori dell'ufficio di sicurezza e i coniugi Jacques e Jessica Moretti, proprietari del locale teatro della tragedia. Ma con l'interrogatorio al primo cittadino le indagini toccano, per la prima volta, la politica locale. "Siamo a un livello più alto delle indagini, fino a ora abbiamo sentito i Moretti e tutti i tecnici, il fatto che adesso ci siano le istituzioni è un buon segno per le indagini", commenta l'avvocato Fabrizio Ventimiglia, legale della famiglia di una ragazza italiana rimasta ferita nell'incendio.

L'interrogatorio del sindaco -

In una maxi-aula universitaria allestita nella scuola di ingegneria di Sion, l'interrogatorio, a cui hanno preso parte anche 70 avvocati delle parti civili, si è dunque concentrato sulle scelte dell'esecutivo comunale. Ne è emersa una "organizzazione comunale confusa", racconta Nicolas Mattenberger, avvocato di parte civile. Il Comune di Crans-Montana infatti non si è mai dotato di una commissione antincendio, ma ha delegato le sue funzioni a un organismo intercomunale. "Non era obbligatoria e noi abbiamo deciso di non istituirla, delegando tutto alla commissione intercomunale", si giustifica il sindaco, alludendo a responsabilità terze che potrebbero coinvolge anche altri livelli istituzionali, tra cui quelle del Cantone.

Nel lungo interrogatorio non sono mancati momenti di commozione. La voce di Féraud si fa incerta, ricostruendo le concitate ore successive alla tragedia, quando viene raggiunto a Londra, dove si trovava in vacanza con la famiglia, dalla telefonata della sua vice sindaca Nicole Bonvin Clivaz che lo avverte del disastro. Quanto ai rapporti con i coniugi Jessica e Jacques Moretti, Féraud tiene a precisare: "Li conoscevo di vista, sono stato nel loro locale come cliente poche volte".

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