LA STORIA DI UNA GINNASTA MOLTO SPECIALE

Nadia Comaneci, il "10 perfetto" raccontato sul palco a Milano

Claudia Bianchi porta in scena una donna complessa, sospesa tra grazia e rigidità, gloria e sacrificio. I Giochi di Montreal 1976 sono la sliding door

© Ufficio stampa | Claudia Bianchi in "Il 10 perfetto – Storia di una ginnasta"

© Ufficio stampa| Claudia Bianchi in "Il 10 perfetto – Storia di una ginnasta"

Nadia Comaneci non è stata un’atleta vincente e qualsiasi. Lei è stata la ginnasta del 10 perfetto, simbolo assoluto di talento innaturale e disciplina imposta. Il viaggio emotivo della stella dello sport romeno diventa un mito nel vero senso del termine. Il percorso viene messo in scena da Claudia Bianchi all’Alta Luce Teatro di Milano: l’appuntamento è per venerdì 17 e sabato 18 aprile alle ore 20.30.

"Il 10 perfetto – Storia di una ginnasta" è uno spettacolo scritto da Federico Riccardo e diretto da Cecilia Vecchio. I due costruiscono un racconto che va oltre il singolo personaggio sportivo. Accanto alla protagonista emergono infatti le voci di allenatori, mentori e figure chiave, in un dialogo continuo che amplia gli orizzonti e coinvolge  il pubblico. Tutto il percorso racconta della fatica di una ragazzina finalizzata a un solo obiettivo: vincere per la Romania, non per Nadia Comaneci.

Claudia Bianchi dà voce e corpo a una figura complessa, sospesa tra grazia e rigidità, gloria e sacrificio. Nadia Comaneci, nella sua esistenza, è stata da una parte la leggerezza quasi irreale della ginnasta che sfida la gravità, dall’altra il peso di una pressione costante, fatta di aspettative, controllo e rinunce di un mondo quasi dimenticato.  Ne esce un ritratto che attraversa le diverse fasi della vita dell’atleta: dall’infanzia tra gli allenamenti durissimi, fino al momento che ha cambiato la storia della ginnastica.

Bianchi non si limita a imitare Comăneci, ma ne restituisce l’essenza emotiva.  

Il caso di Montreal 1976 - Il riferimento è inevitabilmente ai Giochi Olimpici di Montréal 1976, quando Nadia Comaneci ottenne il primo 10 perfetto mai assegnato. Un gesto tecnico diventato icona, ma che nello spettacolo assume un significato più profondo: non solo il culmine di una carriera, ma anche l’inizio di una trasformazione personale.

La messinscena insiste proprio su questo passaggio: il “10” come sliding door capace di ridefinire un’esistenza. Dietro la perfezione, emergono così le crepe: la pressione del regime, la paura dell’errore, il sacrificio imposto a un corpo e a una mente ancora giovani.

In questo contesto, l’interpretazione di Bianchi trasmette intensamente la tensione costante tra controllo e desiderio di libertà. La fuga dalla Romania diventa così non solo un fatto storico, ma un atto simbolico, una rottura necessaria per riconquistare sé stessi.

E la storia di Nadia Comaneci diventa, inevitabilmente, la storia di chiunque si sia trovato davanti a una scelta decisiva.