Un importante eccesso di peso, pur senza complicanze immediate, può aumentare fino al 60% il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari aterosclerotiche. Precisamente, il rischio sale del 46% negli uomini e del 34% nelle donne. Ancora più alto è il pericolo di insufficienza cardiaca: un aumento del 63% per gli uomini e del 69% per le donne.
È quanto emerge dallo studio, realizzato dall'Imperial College di Londra su oltre 157mila persone seguite per tredici anni, pubblicato sulla rivista American Journal of Preventive Cardiology e rilanciato dalla Società italiana dell'obesità (Sio).
"Per anni, il concetto di metabolicamente sano è stato il porto sicuro per chi, pur convivendo con un forte eccesso di peso, mostrava analisi del sangue perfette, niente diabete, pressione nella norma e colesterolo sotto controllo", osserva Silvio Buscemi, presidente della Sio. "Ma la scienza accende un semaforo rosso: quel porto sicuro non esiste. In altre parole, anche quando i parametri metabolici sono impeccabili, l'obesità aumenta drasticamente il rischio di malattie gravi rispetto a chi ha un peso nella norma", prosegue. Inoltre, dice ancora Buscemi, "i dati sul rischio di sviluppare la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica sono ancora più allarmanti. Si parla di un aumento del 137% negli uomini e del 344% nelle donne. Anche senza malattie metaboliche evidenti, il rischio di morte per qualsiasi causa aumenta del 36% negli uomini e del 27% nelle donne".
Impatto peggiore dell'obesità sulle donne -
Un aspetto cruciale emerso dalla ricerca riguarda le differenze di genere. "L'impatto dell'obesità sulle donne sembra essere più aggressivo. In particolare, la circonferenza vita si è rivelata un segnale d'allarme fondamentale (girovita superiore a 88 cm)", specifica il presidente della Sio.
Le conseguenze della comparsa dei problemi metabolici -
Se l'obesità da sola è pericolosa, quando si aggiungono i classici problemi metabolici, ovvero ipertensione, diabete o dislipidemia, la situazione precipita. Lo studio dimostra che la presenza di anomalie metaboliche raddoppia i tassi di eventi negativi legati all'obesità. "Il rischio non è 'acceso o spento', ma segue un gradiente preciso: più la colonna della bilancia sale (passando dall'obesità di classe I alla III) e più si accumulano disturbi metabolici, più la probabilità di finire in ospedale per infarto, ictus o insufficienza renale aumenta", evidenzia Buscemi.