I DATI ISTAT FANNO BEN SPERARE

Il crollo della dispersione scolastica: Italia all'8,2%, obiettivo Ue centrato con 5 anni di anticipo | Valditara: "Risultato eccezionale"

L'abbandono scolastico scende ulteriormente nel 2025, polverizzando il target europeo del 9% fissato per il 2030. Un traguardo storico, trainato dalle recenti riforme, rivendicato dal ministro dell'Istruzione

L'Italia sta vincendo la sua battaglia contro i banchi vuoti. E lo sta facendo bruciando le tappe. I nuovi dati Istat sulla dispersione scolastica - fissati dall'indicatore "Elet - Early Leavers from Education and Training" - mostrano, infatti, l'immagine di un Paese che, per una volta, non solo rincorre l'Europa, ma la supera in volata.

Nel 2025, il tasso di abbandono precoce degli studi si è fermato all'8,2%, permettendoci di centrare con ben cinque anni di anticipo l'ambizioso obiettivo del 9% fissato dall’Unione Europea con l'Agenda 2030. Un dato che il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, non esita a definire "eccezionale", sottolineando come la percentuale scenda addirittura al 6,7% se si considerano i soli studenti con cittadinanza italiana: una delle migliori performance a livello continentale. Tuttavia, ora viene il difficile: confermarsi se non migliorarsi. Infatti, la dispersione scolastica si misura con il parametro degli ELET, giovani tra i 18 e i 24 anni che nel momento della rilevazione si ritrovano senza un diploma o una qualifica professionale in mano.

I numeri del successo e il confronto con l'Europa -

 Si tratta, in ogni caso, di un risultato positivo e quindi l'entusiasmo di Viale Trastevere, che nasce soprattutto dal confronto col passato, è giustificato: basti pensare che, come fa notare il portale Skuola.net, nel 2020 l'Italia aveva clamorosamente fallito il precedente target UE (fissato al 10%), registrando una dispersione del 14,2%.

Poco dopo, però, la curva dell'abbandono scolastico ha iniziato a scendere in picchiata: partendo da un preoccupante 11,5% nel 2022, il tasso è calato al 10,5% nel 2023, per poi passare al 9,8% nel 2024, fino all'attuale 8,2%.

Inoltre, siamo di fronte a un trend in netta controtendenza rispetto a molti partner europei considerati storicamente all'avanguardia nell'istruzione. Mentre l'Italia recupera terreno, Paesi come la Germania (ferma al 12,9% nel 2024), l'Estonia (11%), la Danimarca (10,4%) e la Finlandia (9,6%) stanno affrontando una fase di regressione, con tassi di dispersione in preoccupante aumento.

Dal Decreto Caivano alle "Agende": le riforme alla base dell'accelerazione -

 Ma come si è arrivati a questo recupero? Secondo il Ministro Valditara, il risultato è in gran parte il frutto diretto delle politiche attuate dal Governo sul fronte scuola.

Tra le leve principali citate dal MIM ci sono lo sviluppo di didattiche innovative attraverso i piani "Agenda Sud" e "Agenda Nord", con notevoli investimenti mirati per le aree più in difficoltà dei rispettivi territori. Ma anche la stretta disciplinare introdotta dal "Decreto Caivano", che ha inasprito norme e procedure contro le violazioni dell'obbligo di frequenza.

Il frutto di questo mix di investimenti e rigore è evidenti soprattutto in zone storicamente a rischio: il Ministero segnala come la sola regione Campania, nell'anno scolastico 2024/2025, sia riuscita a riportare in classe circa 8.000 studenti che avevano abbandonato la scuola.

Ma è il Mezzogiorno nel complesso ad aver fatto registrare un recupero straordinario. Il Sud senza le isole è all'8.4%, la Campania per la prima volta scende sotto il 10% (9,7%) quando era al 19% nel 2020, la Calabria è al 6,5% (nel 2020 era al 16.9%). 

L'integrazione degli studenti stranieri è ancora una spina nel fianco -

 Se il quadro generale invita all'ottimismo, l'analisi di dettaglio dei dati Istat rivela, però, che c'è un fronte su cui l'emergenza è ancora viva. La dispersione scolastica tra gli studenti con cittadinanza straniera rimane altissima, attestandosi nel 2025 al 26,2%.

Nonostante si riscontri, anche qui, un netto miglioramento rispetto al 30,1% del 2022, il divario con gli studenti italiani (6,7%) è ancora troppo ampio.

Un ritardo di cui il Ministero è consapevole: "La ancora alta percentuale di dispersione fra i giovani stranieri - commenta Valditara - dimostra la necessità delle misure che abbiamo avviato in questo anno scolastico per potenziare l’insegnamento della lingua italiana".

Un impegno che  si è tradotto in un investimento mirato di oltre 13 milioni di euro e nella specializzazione di 1.000 docenti dedicati esclusivamente all'insegnamento dell'italiano per i ragazzi neoarrivati.

Resistono differenze territoriali e di genere -

 Questo risultato eccezionale era già stato preconizzato dall’INVALSI la scorsa estate, in occasione della presentazione del Rapporto Nazionale di Valutazione del Sistema Scolastico Nazionale.

Sempre in quella sede, però, erano emerse anche le criticità che ancora attanagliano il sistema scolastico italiano: enormi differenze territoriali tra Nord e Sud, maschi meno propensi alla formazione delle femmine e soprattutto un incremento della quota dei dispersi “impliciti”.

Lo scorso anno, infatti, quasi 1 studente su 10 arrivato in quinta superiore non aveva raggiunto le competenze minime in Italiano, Matematica e Inglese. Anche sommando questi a coloro che hanno mollato prima del diploma, siamo comunque sotto la quota del 24%, che era la cifra con cui si misurava la dispersione scolastica in Italia nei primi anni 2000.