Washington e Teheran si sono date due settimane di tempo per negoziare un accordo che metta fine al conflitto in Medio Oriente. “In prospettiva, un accordo con una normalizzazione convincente dovrebbe avere un maggiore impatto (risk adjusted) sulle obbligazioni rispetto alle azioni. La reazione positiva dei mercati all’annuncio della tregua, del tutto coerente con il migliorato flusso di notizie dal punto di vista direzionale, riflette probabilmente anche la chiusura di posizioni corte ed altre tecnicalità, portando ad un +5% delle borse europee e al quasi 3% del BTP” fa sapere Andrea Delitala, Head of Multi Asset Euro di Pictet Asset Management.
UNA TREGUA FRAGILE
Tornando alla tregua, che lo stesso Vance ha definito fragile, i termini sono più vicini alla proposta iraniana (salvo per la durata) che a quella americana, ma vecchie e nuove criticità dovranno essere negoziate. In particolare si dovrà raggiungere un’intesa sull’arricchimento dell’uranio, sulla dotazione di missili balistici e sulla pretesa sovranità dell’Iran sullo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita il 20% dell’approvvigionamento mondiale dell’energia, ovvero circa metà di quello asiatico.
LA RICHIESTA IRANIANA DI SOVRANITÀ SULLO STRETTO DI HORMUZ
Un compromesso potrebbe essere l’utilizzo civile dell’uranio sotto stretta sorveglianza IEA e una dotazione minima di missili per autodifesa. “Dal punto di vista economico, la questione cruciale è la riapertura regolare dello stretto alla navigazione. Sebbene la richiesta iraniana di sovranità non sia ricevibile, si potrebbe tollerare, almeno pro tempore, una qualche forma di responsabilità sulla sicurezza in cambio di un pagamento per il transito. Questo consentirebbe a Teheran di reperire mezzi per finanziare parte della necessaria ricostruzione. L’ipotesi di 1$/barile per le grandi petroliere capaci di trasportare circa 2 milioni di barili, corrisponderebbe a poco più dell’1%, prezzo ampiamente risparmiato da parte dei compratori se il prezzo del petrolio ridiscende stabilmente sotto i 100$b” spiega Delitala.
IMPATTI SU CRESCITA E INFLAZIONE EUROPEE
In ogni caso, è difficile pensare a un ritorno della circolazione marittima al regime prebellico. Nella migliore delle ipotesi, sarà necessaria una forza di garanzia (pattugliamento?) internazionale (con probabile compresenza di paesi del Golfo, europei e asiatici) per garantire il passaggio sicuro delle navi. Nel frattempo, subito dopo l’annuncio della tregua, le quotazioni del Brent sono scivolate sotto i 100$, a ridosso di 90$ ed è previsto a circa 75$ per fine anno. “A questi livelli, il sentiero corrisponde al miglior scenario tra quelli ipotizzati nel nostro report di un mese fa. L’impatto sulla crescita europea sarebbe di circa –0,5% e sull’inflazione +0,8%, con quest’ultima che, dopo un picco (transitorio) anche sopra il 3%, dovrebbe assestarsi attorno al 2,8% in media d’anno” sottolinea l’Head of Multi Asset Euro di Pictet Asset Management.
ORO, EURO E OBBLIGAZIONI LE ASSET CLASS PIU’ PENALIZZATE
Si tratterebbe di un livello abbastanza gestibile da parte della BCE, che potrebbe accontentarsi di un rialzo dei tassi da 25 punti base (due al massimo). All’annuncio della tregua azioni e obbligazioni sono salite sensibilmente recuperando oltre la metà delle perdite da fine febbraio: dall’inizio del conflitto, l’impatto (aggiustato per il rischio) maggiore l’hanno subito l’oro (la peggiore asset class), l’euro/dollaro e le obbligazioni rispetto alle azioni, anche dopo il rimbalzo successivo all’annuncio della tregua.