"Con ogni probabilità l'arma è stata presa dalla cucina". A sostenere questa ipotesi sul delitto di Garlasco è Dario Redaelli, consulente della famiglia Poggi, che a "Mattino Cinque" ha difeso la propria lettura della scena del crimine soffermandosi su alcuni dei punti più discussi delle ultime settimane: l'impronta 33, la scala che porta alla cantina, la presunta colluttazione, il dispenser del sapone e soprattutto la possibile provenienza dell’arma del delitto.
Sul punto più discusso, quello dell'impronta 33, Redaelli ha spiegato perché non compare nella sua ricostruzione come segno decisivo dell’azione omicidiaria. "Noi riteniamo innanzitutto che l’impronta 33 non sia attribuibile”, ha detto, aggiungendo che si troverebbe in quello che definisce "il punto fisiologico di appoggio per tutti coloro che impegnano quella scala per discendere verso la cantina".
Secondo Redaelli, il collegamento tra quell’impronta e le tracce sul gradino 0 non può essere dato per scontato: "Se si parte dal presupposto che le impronte lasciate sul gradino 0 facciano link con quell’impronta 33, in realtà questo non è scontato, è un’opinione della difesa”. Il consulente ha poi contestato anche la lettura dattiloscopica più netta, osservando che "la procura parla di 15 minuzie", mentre "Secondo noi le minuzie presenti all’interno di quella traccia sono circa 7".
© Quarto Grado
© Quarto Grado
© Quarto Grado
© Quarto Grado
© Quarto Grado
© Quarto Grado
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24
Nel corso della trasmissione si è parlato anche del dispenser del sapone, da sempre uno degli elementi controversi del caso. Per Redaelli, non sarebbe corretto sostenere che sia stato lavato accuratamente per cancellare le impronte: "Il dispenser è stato lavato, secondo quella che è la ricostruzione ad oggi vigente, per ripulirlo dalle tracce di sangue". Infine, la possibile arma del delitto. Qui Redaelli è stato netto: "Con ogni probabilità l'arma è stata presa dalla cucina". E sul martello ha aggiunto: "Dal garage per qualche motivo è finito in cucina". Un passaggio che riporta l’attenzione sugli spostamenti degli oggetti all’interno della villetta nei minuti dell'omicidio.