I voli estivi sono a rischio? L'incertezza alimentata dalla guerra in Iran contagia gli aeroporti italiani dove nei giorni scorsi sono scattati i primi razionamenti nelle forniture di cherosene. "Lo scenario più preoccupante è che il conflitto continui e il prezzo del carburante rimanga elevato", spiega a "Dritto e rovescio" Andrea Giuricin, docente di Economia dei trasporti all'Università di Milano-Bicocca.
La conferma del cessate il fuoco di due settimane siglato il 7 aprile scorso tra Washington e Teheran si rivela dunque determinante per le scorte di carburante a disposizione dei velivoli dopo che ieri è giunta in Europa l'ultima nave petroliera partita dallo stretto di Hormuz, in gran parte ancora bloccato. Con le forniture a singhiozzo, le compagnie aeree potrebbero decidere di scaricare i costi aggiuntivi sui viaggiatori. "Il carburante vale il 40% dei costi complessivi di una compagnia e se la guerra dovesse proseguire ci troveremmo di fronte ad aumenti nel prezzo dei biglietti e a possibili cancellazioni soprattutto delle tratte meno profittevoli", prosegue l'esperto.
In vista delle partenze per l'estate, il timore di chi ha già prenotato le vacanze, in Italia o all'estero, è ora quello di vedere cancellato il proprio volo per effetto della "cernita" compiuta dai vettori alle prese con il caro carburante. "Siamo preoccupati perché non sappiamo come evolverà la situazione", dice una passeggera che non esclude di valutare alternative più economiche e a basso impatto ambientale come la bicicletta. "Nonostante il clima di crisi siamo ottimisti per le rassicurazioni ricevute dalle società petrolifere sulle forniture almeno nel breve e medio termine", sottolinea Alessandro Fidato, direttore operativo di Aeroporti di Milano che poi aggiunge: "Le società fanno programmazione ogni due-tre mesi, ora si incomincia a lavorare sulle riserve necessarie per i prossimi mesi".