"Ma-con-gran-pena-le-reca-giù": nei programmi scolastici degli ultimi anni la geografia è stata un po' bistrattata, quindi, per decifrare la prima parola di questo testo probabilmente chi legge deve essere al massimo della generazione X, per tutti gli altri la soluzione è alla fine dell’articolo. Una volta bastava conoscere i nomi delle Alpi italiane, gli affluenti del Po e qualche capitale, i più secchioni o gli appassionati di quiz televisivi sapevano anche quelle del Congo o del Burkina Faso. Chissà se per i nuovi nati i programmi prevederanno lo studio di nuovi luoghi chiave dello scenario mondiale, uno abbiamo imparato a conoscerlo in questi giorni: Hormuz, lo stretto di cui fino a poche settimane fa molti ignoravano l'esistenza e che invece ora, come fosse una valvola apre e chiude i nostri rubinetti del gas, le pompe di benzina e fa fluttuare i nostri conti in banca.
© Withub
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I choke points, punti nevralgici per il pianeta Terra -
Non è solo Hormuz uno dei gangli vitali del fragile sistema nervoso terrestre. In un mondo sempre più piccolo basta un battito d'ali di una farfalla o più prosaicamente una scaramuccia tra Stati, un vulcano che si sveglia per ritrovarsi a pagare di più un caffè o peggio per appesantire la rata del mutuo.
Si chiamano choke points, letteralmente punti di stozzatura, insomma dei colli di bottiglia per i commerci globali, marittimi, terrestri persino aerei, da cui dipende il passaggio di merci, energia, materie prime e generi alimentari, pochi chilometri, soprattutto, di acqua su cui passa il 90% dei commerci mondiali. Senza doversi allontanare troppo dalle zone calde del Medio Oriente troviamo lo stretto di Bab al-Mandeb, meno di 40 km di mare tra il corno d'Africa e lo Yemen, da qui si accede al mar Rosso e poi attraverso Suez al Mediterraneo, una sua chiusura sarebbe disastrosa per tutti i commerci verso l'Europa. Da temere in questo caso ci sono gli Houthi milizie ribelli yemenite recentemente schierate con l'Iran. E’ stata una nave incagliata invece a bloccare lo stretto di Suez nel 2021. Un incubo commerciale considerando che dal canale egiziano passa il 15% del commercio mondiale, incubo durato per fortuna solo 6 giorni.
Più stabile a livello geopolitico, per ora, la situazione dello stretto di Malacca la porta principale di comunicazione tra Asia e Europa, da questo tratto di mare tra Indonesia e Malesia passano componenti elettronici e meccanici provenienti da Cina e Corea del sud, per questo dopo Hormuz è considerato il choke points più importante al mondo. Fonte di tensioni tra Usa e Cina è, invece, il canale di Panama che più volte Trump ha minacciato di volersi "riprendere" sottraendolo all'influenza delle grandi società portuali cinesi. Meno importanti per il mondo, ma vitali per l'Europa sono lo stretto di Gibilterra e quello dei Dardanelli in Turchia, da qui passa il grano proveniente da Russia e Ucraina e molto del potere del presidente turco Erdogan. Da non sottovalutare in ottica Europea anche uno dei choke points italiani, il canale di Sicilia che consente rotte più veloci verso i porti di Italia, Francia e Spagna.
Il mare non è l’unica strada trafficata, i nodi cruciali via terra e aria -
Nel nord Italia è invece uno dei colli di bottiglia terrestri che in passato ha deciso guerre e crisi economiche, il Brennero da cui passa il 73% del trasporto su gomma dell’asse scandinavo-mediterraneo. In questo caso più che la geopolitica, la preoccupazione è la logistica code, incidenti e maltempo i nemici da combattere. Pura avendo perso negli anni l'importanza strategica, i punti nevralgici terrestri continuano in alcuni casi a creare tensioni, basti pensare alle scaramucce recenti tra Pakistan e Afghanistan, uniti dal passo Khyber, un valico che ha visto per due millenni il transito di eserciti dai persiani e britannici.
Non sono considerati dei veri e propri choke points gli aeroporti e i corridoi aerei, ma basta vedere i disagi causati dalla chiusura dello scalo di Dubai uno dei più importanti per i collegamenti Europa-Asia o meno recentemente i danni economici dovuti all'eruzione del vulcano islandese Eyjafjöll sopra cui passavano diverse rotte transatlantiche. Proprio nel nord del pianeta di potrebbero concentrarsi le tensioni geopolitiche future a causa di punti di strozzatura che per ora non esistono ma con lo scioglimento dei ghiacci potrebbero diventare passaggi fondamentali, se e quando verrà identificato il famoso passaggio a Nord-Ovest una rotta stabile attraverso il mar Glaciale Artico che potrebbe abbreviare di molto i trasporti via mare. Allora sarà bene abituarsi a certi nomi, per evitare di dover correre in tutta fretta a googlare una parola impronunciabile, per scoprire perché improvvisamente cappuccino e cornetto ci costano come un intero pranzo in trattoria.
*Soluzione della parola misteriosa iniziale: "Ma-con-gran-pena-le-reca-giù": trattasi di una filastrocca che le maestre usavano alle elementari per far ricordare la sequenza dei nomi delle Alpi Marittime Cozie, Graie Pennine, Lepontine, Retiche, Carniche e Giulie.