La Digos di Palermo, coordinata dai magistrati della Dda, ha fermato due cittadini tunisini di 19 e 22 anni per apologia di terrorismo. I due inneggiavano alla Jihad e al martirio religioso attraverso i profili social. Scrivevano di voler "mandare all'inferno" i miscredenti, minacciavano di colpire le "loro città sporche" e le "loro sporcizie politeiste".
Il materiale diffuso dai due tunisini -
L'inchiesta nasce da accertamenti sul web condotti dalla Digos su persone sospettate di vicinanza al radicalismo islamico. Cercando sui social gli investigatori hanno trovato messaggi di vario tipo a carico degli indagati e sintomatici "di un elevato processo di radicalizzazione".
Il video all'America -
Emblematico è il video che, sullo sfondo del vessillo dello Stato Islamico, mostra atti di violenza da parte di un uomo con indumenti di colore nero nei confronti di soggetti inginocchiati e ammanettati, vestiti con tute di colore arancione, tra i quali è possibile riconoscere l'attuale Presidente degli Stati Uniti.
La diffusione risulta accompagnata da un testo in lingua araba e inglese di cui si riporta la traduzione: "Ascolta bene America e voi alleati dell'America sappiate questo, o crociati la situazione è più seria di quanto voi pensiate e più grande di quanto voi possiate immaginare ve lo abbiamo detto prima stiamo vivendo in una nuova era in uno Stato in cui soldati e figli sono padroni non schiavi un popolo che nel corso dei secoli non ha mai conosciuto la sconfitta le loro battaglie sono decise ancora prima di iniziare non combattono più dai tempi di Noè senza essere certi della vittoria considerano la morte in battaglia una vittoria qui sta il segreto stai combattendo contro un popolo che non può essere sconfitto o vincono o muoiono provandoci e la scadenza è fissata".
"Il web è diventato strumento di propaganda e istigazione ad azioni violente" -
"Emergono gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati - scrivono i pm - per entrambe le fattispecie delittuose a loro contestate, che si inseriscono peraltro in un quadro di fortissime tensioni politiche e sociali sul piano internazionale con conseguente maggior rischio di diffusività dei messaggi condivisi e di adesione agli stessi da parte dal vasto pubblico del web".
"Basti pensare - proseguono - al conflitto in corso tra Israele e Palestina, nonché tra Israele, Usa e Iran, con coinvolgimento di altri paesi del Golfo Persico; tale situazione causa gravi rischi di agevole diffusione di fenomeni di estremismo violento, di adesione ad associazioni terroristiche e di compimento di atti aventi fini terroristici. Occorre ribadire come si tratti, in via generale, di una minaccia proveniente da una struttura fluida di attori che interagiscono tra loro e che risultano altamente adattabili, resilienti, capaci di rapida innovazione (anche tecnologica) e di reclutamento su ampia scala. Il web - concludono- è diventato strumento di propaganda, di comunicazione, di addestramento, di apologia e istigazione ad azioni violente."
Minorenni tra i contatti dei fermati -
Su richiesta della procura per i minorenni sono stati eseguite anche due perquisizioni a carico di minorenni, anche questi stranieri, residenti a Marsala, per i reati di detenzione abusiva di armi da sparo. Questi ultimi erano fra i contatti dei fermati.