
Madre e figlia avvelenate con la ricina, il medico che prestò le prime cure: "Era chiaro che qualcosa non tornasse"
A "Mattino Cinque" le parole di Vincenzo Cuzzone: "Ci colpiva la mancata risposta alla rianimazione"

Durante la puntata del 9 aprile di "Mattino Cinque" è intervenuto in diretta Vincenzo Cuzzone, il direttore del reparto Rianimazione dell'Ospedale Cardarelli di Campobasso, uno dei medici del team che prestò le prime cure a Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia avvelenate con la ricina, decedute tra il 27 e 28 dicembre del 2025.
"Siamo stati chiamati dai colleghi del pronto soccorso quando le condizioni di Sara erano già peggiorate - ha spiegato il medico - ci avevano chiesto inizialmente un'assistenza anestesiologica alla TAC ma da lì in poi la situazione è stata talmente precipitosa che l'abbiamo presa in carico con cure invasive e una rianimazione protratta, il decesso è avvenuto due, tre ore dopo dalla presa in carico".
"Quello che ci colpiva e che ci chiedevamo tutti era come mai non rispondesse a queste manovre invasive - ha proseguito il dottore Cuzzone - a questa rianimazione così protratta, con dosaggi anche oltre il protocollo presi dalla disperazione di salvare la vita a questo cuore che era praticamente fermo, le camere cardiache non riprendevano a contrarsi ed erano totalmente ferme, una cosa rara, non capita nelle altre emergenze che gestiamo quotidianamente".
"Quando muore Sara, noi parliamo con il papà e altri due familiari presenti - ha detto il direttore del reparto di Rianimazione del Cardarelli - e quando ci riferiscono che la mamma era a casa non in buone condizioni con sintomi molti simili alla ragazza, abbiamo chiesto loro di portarla immediatamente in ospedale perché non avevamo un'idea chiara di quello che era successo sulla figlia, volevo attenzionarla il prima possibile".
"Sono andato anche in pronto soccorso - ha aggiunto il medico - ho avuto modo di parlare anche qualche minuto con lei, l'ho portata immediatamente in rianimazione e da lì in poi, esattamente come Sara, ha iniziato ad avere una strana instabilità molto rapida e a carico di più organi, abbiamo avuto un po' più di tempo, mettendo in atto altre strategie come la depurazione extra renale nel tentavo di eliminare qualcosa che fosse presente nel torrente ematico perché ovviamente, analizzando l'algoritmo, avevamo iniziato a pensare anche ad una sostanza esterna, anche un veleno, ma non è stato sufficiente perché il giorno dopo alle 11 circa è deceduta comunque".
"In tutti questi mesi abbiamo ripercorso tutte le possibilità che avessero potuto causare un quadro del genere che aveva caratteristiche anomale rispetto a quello che viviamo quotidianamente, le caratteristiche della sostanza danno risposte a domande senza risposta", ha spiegato il dottor Cuzzone.