diversi i nodi critici

Tregua Usa-Iran, perché l'accordo è già a rischio

Libano, nucleare, Hormuz: Washington e Teheran non hanno una visione condivisa sul cessate il fuoco. Pesa anche il parziale ostracismo israeliano

© Tgcom24

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Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è già appeso a un filo. La bozza presentata a Washington e Teheran dal Pakistan (con la regia occulta della Cina) aveva disposto la riapertura dello Stretto di Hormuz a fronte della cessazione dei raid Usa sulla Repubblica islamica per le prossime due settimane. A rendere ancora più fragile il già traballante accordo gli attacchi israeliani su Beirut, capitale del Libano. Sul punto, con il passare delle ore, c'è stato un repentino scambio di accuse: secondo gli ayatollah e i pasdaran la tregua coinvolge il Paese dei credi, per Usa e (soprattutto) Israele no. Nel frattempo lo stretto di Hormuz era stato riaperto per la felicità dei mercati di mezzo mondo: gioia che però è durata poco, visto che le Guardie della rivoluzione, a fronte di quella che considerano una violazione degli accordi, hanno deciso di chiudere nuovamente Hormuz. 

La questione libanese -

 Per il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf (che secondo indiscrezioni sarebbe stato risparmiato dagli attacchi a stelle e strisce delle scorse settimane perché considerato "affidabile" per eventuali e future trattative) l'azione israeliana viola un punto fondamentale del piano elaborato da Teheran, considerato da Donald Trump una buona base negoziale. Secondo il tycoon, però, il Paese dei cedri non sarebbe compreso negli accordi: visione condivisa dal suo alleato, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, deciso a seguire la linea della "guerra perenne".

Lo stretto di Hormuz e il pericolo mine -

 Il muro contro muro tra cancellerie (e le operazioni israeliane in Libano) hanno inevitabilmente una ricaduta sullo Stretto di Hormuz, ago della bilancia degli equilibri economici mondiali. La sua chiusura da parte dell'Iran ha fatto impennare i prezzi soprattutto di petrolio e gas, provocando una crisi energetica diffusa con ricadute non solo sul settore dei trasporti. Sul suo social Truth, a poche ore dalla scadenza dell'ultimatum, Trump aveva fatto intendere che la riapertura del collo di bottiglia fosse la conditio sine qua non delle trattative, trovando uno spiraglio di apertura da parte del ministro degli Esteri iraniano Araghchi: "Se gli attacchi contro l'Iran vengono fermati, le nostre potenti forze armate cesseranno le loro operazioni difensive". Nelle scorse settimane, la Repubblica islamica ha infatti minacciato a più riprese di bombardare le petroliere e le porta container che avrebbero sfidato il blocco: provvedimento questo che era stato revocato dopo l'annuncio del cessate il fuoco tra le parti. Tempo qualche ora che Israele ha deciso di andare avanti con le operazioni in Libano: i raid dello Stato ebraico hanno colpito 100 obiettivi militari in dieci minuti a sud di Beirut, provocando migliaia di feriti e centinaia di sfollati secondo la croce rossa libanese.

Teheran crede di avere il coltello dalla parte del manico, visto che di fatto controlla il traffico di Hormuz. Anche se lo Stretto venisse riaperto, le compagnie di navigazione sono diffidenti nell'attraversarlo: non solo per la "tassa" da pagare ai Guardiani della rivoluzione (un dollaro per ogni barile da corrispondere in yuan cinesi o in stablecoin, al fine di aggirare le sanzioni internazionali), ma anche per l'impennata dei costi delle assicurazioni, visti i rischi che si celano nelle acque che separano il territorio persiano dalla penisola arabica. Non solo droni e attacchi da parte di motovedette dei pasdaran, ma soprattutto le mine sui fondali dello Stretto. Al momento il passaggio di navi può avvenire solo previa autorizzazione (e pagamento di un "pedaggio") della marina iraniana che però avverte di percorrere rotte alternative più vicine alla costa persiana, a causa della possibile presenza di ordigni sulla via marittima abituale più a largo. Il risultato è che centinaia di imbarcazioni e migliaia di persone sono bloccate nelle acque del Golfo.

L'uranio arricchito -

 Infine la questione nucleare. "Nessuno ci fermerà sull'arricchimento dell'uranio: gli appelli sono illusioni". Così il capo dell’Organizzazione dell'energia atomica dell'Iran, Mohammad Eslami che ha respinto fermamente le pretese degli Stati Uniti sul nucleare della Repubblica islamica. Altro punto divergente tra Washington e Teheran: la Casa Bianca, per bocca della portavoce Karoline Leavitt, parla di "linea rossa", mentre per Ghalibaf l'Iran ha tutto il diritto di mantenere il controllo sulle proprie risorse, anche quelle potenzialmente utilizzabili in ambito bellico. Gli Stati Uniti vorrebbero lo smantellamento dei siti di Natanz, Isfahan e Fordow, mentre gli ayatollah non sono intenzionati a ridurre o fermare il proprio programma. È un punto cruciale questo, perché gli Usa sono entrati in conflitto al fianco di Israele proprio per questo motivo.

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