DUE GIORNATE PER LA PREVENZIONE

Sindrome del Bambino scosso, un neonato su 4 va in coma o muore: cos'è e come evitarla

Pochi secondi possono essere fatali: l'11 e 12 aprile esperti in oltre 150 città spiegano come gestire il pianto ed evitare tragedie spesso sottovalutate

© Afp

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Bastano pochi secondi e una perdita momentanea del controllo per provocare conseguenze gravissime. Un gemito, l'ansia del momento da neogenitore, il tentativo di dare sollievo al neonato possono combinarsi fino a causare la morte del piccolo appena venuto alla luce. È la cosiddetta "Shaken baby syndrome", letteralmente la Sindrome del bambino scosso, che può arrivare a causa cecità, tetraplegia e, in un caso su quattro, il coma o il decesso. Per accendere i riflettori su un problema ancora troppo poco noto, sabato 11 e domenica 12 aprile in oltre 150 città italiane sono state organizzate le Giornate nazionali di prevenzione della Shaken baby syndrome, in parallelo alla campagna Nonscuoterlo!

Cos'è la Shaken baby syndrome -

 La Sindrome del bambino scosso è una forma grave o molto grave di trauma cerebrale che deriva dallo scuotimento violento, anche della durata di pochissimi secondi, di un bambino di tenera età. Lo scuotimento spesso avviene in risposta a un pianto inconsolabile e percepito, dal genitore o da chi è in presenza del neonato, come insostenibile. Dalle 2 settimane di vita fino ai 6 mesi, il pianto dei lattanti raggiunge infatti la sua massima intensità e durata. Elementi che, insieme alla sua imprevedibilità, possono esasperare l'adulto.

Le conseguenze della Sindrome del bambino scosso e il problema del sommerso -

 Gli effetti degli scossoni possono essere avvertiti anche dai bambini fino ai 2 anni di età e compromettono in maniera drammatica il futuro e la crescita del bambino. I danni causati dal trauma sono gravissimi: disturbi dell’apprendimento e del coordinamento motorio, cecità, tetraplegia, e addirittura coma o morte. Un'eventualità che accade una volta su quattro, data la delicatezza dei corpicini dei neonati.

A ciò si aggiunge l'enorme difficoltà nel diagnosticare la Sindrome del bambino scosso nei casi "meno gravi". Spesso infatti i bambini vengono portati in pronto soccorso solo quando i sintomi sono evidenti, dopo aver subito ripetute volte il trauma e senza che gli adulti abbiano riconosciuto la sindrome. Dal 2018 al 2022, secondo la prima ricerca di Terre des Hommes, a 47 bambini in Italia è stata diagnosticata la sindrome, 5 di questi sono morti. Ma si ritiene che i casi sommersi ammontino a decine.

Cosa fare quando il bambino piange a dirotto: i consigli degli esperti -

 Quando il pianto del neonato diventa insostenibile e si è provato a fare tutto il possibile per calmarlo, verificando anche il suo stato di salute e le sue esigenze primarie, gli esperti consigliano di lasciare il bimbo in un posto sicuro e allontanarsi. In questo modo, senza cedere all'ansia e all'agitazione del momento, il neonato sarà in grado di riprendere progressivamente il controllo delle proprie emozioni. Se possibile, chiamare qualcuno, un amico o un famigliare che possa dare un supporto anche solo momentaneo. Scuoterlo non lo farà smettere di piangere e, anzi, causerà danni cerebrali gravi o gravissimi.

Le Giornate nazionali di prevenzione, organizzazione ed eventi -

 Proprio per sensibilizzare su questo tema, ancora molto diffuso ma troppo poco noto tra i genitori e gli adulti che si prendono cura dei bimbi in culla, Terre des Hommes e Simeup (Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica) hanno ideato le due Giornate nazionali di sabato 11 e domenica 12 aprile.

Lo scopo è quello di portare informazione chiara e accessibile a chi si prende cura dei più piccoli, dai parenti dei piccoli agli operatori sanitari e dell'infanzia. Infopoint sono distribuiti in piazze, ospedali, ambulatori e centri commerciali - e persino sul traghetto per le Isole Eolie - in oltre 150 città di tutta Italia, la lista completa è consultabile a questo link. Nei punti informativi sarà possibile incontrare e parlare con medici e infermieri, insieme a volontari e volontarie. Nelle due serate, inoltre, molti monumenti storici italiani si illuminano di arancione per sensibilizzare sul tema. Tra questi: la Mole Antonelliana di Torino, la Torre di Pisa, il Palazzo della Gran Guardia a Verona, le Torri di Kenzo sede della Regione Emilia Romagna, il Palazzo del Comune di Pavia e il Castello di Crotone.

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