L'allarme di uno studio

Caldo e siccità estremi saranno 5 volte più frequenti entro il 2090

Secondo uno studio cinese, i Paesi tropicali saranno i più colpiti, ma sono anche i meno inquinanti. Queste trasformazioni sono guidate dalle emissioni umane di CO2

© Meteo.it

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Entro la fine del secolo il 30% della popolazione mondiale sarà esposta a caldo e siccità estremi, eventi che avranno una frequenza cinque volte maggiore. Secondo lo studio guidato dall'Università Oceanica della Cina, e pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters a essere più colpiti saranno le popolazioni dei Paesi tropicali, che finora hanno contribuito solo in minima parte alle emissioni di gas serra.

Caldo e siccità estremi sono eventi che hanno profondi impatti su vari settori, da quello agricolo, facendo anche aumentare i prezzi degli alimenti, all'aumento degli incendi fino ad avere impatti diretti sulla mortalità, non solo delle popolazioni fragili ma anche dei lavoratori all'aperto. Usando i modelli di evoluzione climatica più accurati e vicini agli scenari che si sono verificati in questi ultimi anni i ricercatori hanno ora previsto che questi eventi estremi diventeranno sempre più probabili, di ben cinque volte entro il 2090, soprattutto in alcune aree del mondo che coinvolgono ben 2,6 miliardi di persone. Simulazioni che, aggiungono gli autori, dimostrano in modo molto evidente come queste trasformazioni non siano guidate da semplici forze naturali ma direttamente dalle emissioni umane di CO2.

 "Un dato che dovrebbe farci riflettere molto più a fondo sulle nostre azioni future", afferma Monica Ionita, climatologa dell'Istituto Alfred Wegener in Germania e una delle autrici dello studio. Lo studio inoltre evidenzia che gli impatti maggiori si avranno sulle nazioni a basso reddito che si trovano lungo l'equatore e ai tropici, comprese isole come Mauritius e Vanuatu, che allo stesso tempo hanno contribuito in minima parte alle emissioni di CO2. "Per i Paesi a basso reddito c'è un'enorme ingiustizia", ha sottolineato Di Cai, che ha guidato lo studio. Secondo gli autori, proprio una riduzione delle emissioni, come previsto dagli Accordi di Parigi, potrebbero ridurre notevolmente la frequenza di questi eventi estremi: "le scelte che facciamo oggi influenzeranno direttamente la vita quotidiana di miliardi di persone in futuro", ha concluso Cai. 

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