A PIEDI O IN SMART WORKING FORZATO

Energia e caro carburanti, il mondo sull'orlo di una crisi per austerity

Con il blocco dello Stretto di Hormuz,  Asia e Africa sono già in vigore le prime misure: dalle targhe alterne alla riduzione dell'illuminazione pubblica

© Afp

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Chi c'era se lo ricorda bene e chi non c'era ancora l'ha quasi sicuramente sentito raccontare: lo shock petrolifero del 1973 innescato dalla guerra dello Yom Kippur e le conseguenti misure di austerità che ne derivarono è ancora vivido nella memoria degli italiani (e non solo). Non siamo ancora ai livelli di cinquant'anni fa, quando il prezzo del greggio era aumentato del 300% a causa dell'embargo imposto dai Paesi dell'Opec ai sostenitori di Israele, ma a causa della guerra in Iran il costo dell'energia e dei carburanti sta schizzando sempre più in alto e la chiusura dello Stretto di Hormuz - da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale - minacciata dalla Repubblica islamica per i continui attacchi di Stati Uniti e Israele rischia di portare il mondo intero verso un nuovo periodo di austerity

Il razionamento energetico è una pratica già in atto nelle economie più fragili, mentre in Europa sta prendendo forma in maniera più graduale. L'Egitto ha deciso di ridurre l’illuminazione pubblica e di imporre la chiusura alle 21 per bar e ristoranti per consumare meno energia. E non solo: Il Cairo ha imposto il rallentamento per due mesi di alcuni maxi-progetti pubblici, con l’obiettivo di razionalizzare i consumi. Lo Zambia ha dichiarato l’emergenza per le forniture, di fronte ai prezzi di cherosene - il carburante utilizzato per il jet fuel degli aerei - destinato a salire “più del 50% questo mese”.

L’Asia, invece, sembra già essere in pieno regime di austerity: non è un caso, se si considera che è il continente che dipende maggiormente dall’import di petrolio dal Golfo Persico. La Corea del Sud ha limitato l’uso dell’auto per i dipendenti pubblici, mentre nelle Filippine si è deciso di accorciare per loro la settimana lavorativa, riducendola a quattro giorni: il Paese ha dichiarato lo "stato di emergenza nazionale". In Myanmar, sono in vigore le targhe alterne per i privati.

A partire da venerdì scorso, restrizioni in vigore anche in Bangladesh: il Paese sud-asiatico ha iniziato a ridurre l’orario di lavoro negli uffici e a imporre la chiusura anticipata di centri commerciali e negozi, disponendo tagli del 30% alla spesa per carburante ed energia elettrica negli uffici governativi. Sospesi anche alcuni corsi di formazione del personale, mentre l’acquisto di nuovi veicoli, navi e aeromobili risultano bloccati. Il governo ha inoltre ordinato ai dipendenti pubblici di “tagliare l’uso di elettricità spegnendo le luci non necessarie e limitando l’aria condizionata”. 

Anche l'Indonesia ha dovuto trovare un rimedio alle difficoltà economico-energetiche in corso: i dipendenti pubblici lavoreranno da casa il venerdì, misura fortemente consigliata anche per il settore privato. Airlangga Hartarto, ministro dell’Economia, ha decretato che i veicoli privati saranno limitati all’acquisto di non più di 50 litri di carburante al giorno. Dimezzati, inoltre, i viaggi ufficiali nazionali, mentre quelli internazionali sono ridotti ancora di più. La Malesia, invece, vorrebbe introdurre una politica di lavoro da casa per i dipendenti pubblici a partire dal 15 aprile, mentre quelli che risiedono nei principali centri amministrativi - inclusa la capitale Kuala Lumpur - con un tragitto casa-lavoro di sola andata superiore a 8 chilometri possono lavorare da remoto fino a tre giorni a settimana. 

Anche l'Unione europea deve prepararsi a una crisi energetica "di lunga durata", ha dichiarato il commissario Ue all'Energia, Dan Jørgensen, in un’intervista al Financial Times.  Il 27 Stati membri potrebbero presto trovarsi di fronte a una crisi ben più grave di quella più recente del 2022, quando la Russia ha invaso l'Ucraina, e per questo motivo stanno valutando "tutte le possibilità" per affrontarla, compreso il razionamento del carburante e un ulteriore ricorso a riserve strategiche. Per il momento, Jørgensen ha assicurato che l’Ue “non è ancora in una crisi di sicurezza dell’approvvigionamento”, ma Bruxelles sta elaborando piani per affrontare gli “effetti strutturali e di lunga durata” del conflitto: l’Ue si sta “preparando agli scenari peggiori”, ha detto il commissario, anche se la situazione “non è ancora arrivato al punto” di dover razionare prodotti critici come il carburante per aerei o il diesel.

Per questo, Jørgensen ha esortato i 27 a seguire la lista di consigli dall'Iea - l'Agenzia internazionale per l'energia - che include, tra gli altri, “lavorare da casa quando possibile, ridurre la velocità in autostrada di 10 chilometri orari” e “aumentare il ricorso al car sharing”. La crisi energetica, quindi, non ha ancora raggiunto il suo picco più alto, ma già non manca chi, nel Vecchio Continente, ha iniziato a introdurre restrizioni ai consumi: la Slovenia, ad esempio, ha limitato i litri di carburante al giorno nella misura di 50 per i privati e 200 per le imprese. 

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