Ospite a "Verissimo", don Marco Pozza si racconta partendo dal suo rapporto complesso e mai lineare con Dio. Il cappellano del carcere di Padova, noto per il suo approccio anticonvenzionale, descrive la propria fede come una relazione intensa ma attraversata da continui interrogativi: "Abbiamo una storia d’amore tribolatissima".
Per spiegare meglio questo legame, ricorre a una metafora familiare: "Se fosse una relazione tra due persone, direi che viviamo sotto lo stesso tetto, ma spesso dormiamo in stanze separate". Un’immagine che restituisce bene la tensione tra vicinanza e distanza, tra fiducia e dubbio.
Don Pozza ammette, infatti, di non riuscire sempre a comprendere ciò che accade, soprattutto quando si confronta quotidianamente con la sofferenza dei detenuti. "Davanti al dolore e alla violenza, in particolare quando colpiscono i più piccoli, mi viene spontaneo chiedergli 'perché lo permetti?'".
Nel corso del suo ministero, non a caso, non sono mancati momenti di crisi, fasi in cui la fede ha vacillato e il senso della propria vocazione è stato messo in discussione.
Proprio in uno di questi passaggi delicati, racconta, sono arrivate le parole di Papa Francesco, vissute come un incoraggiamento profondo e autentico. "Mi disse 'cerca la tua libertà, vai e trova la tua strada. Se sceglierai un’altra via, anche lontana dal sacerdozio, promettimi che se ti chiamerò mi risponderai, perché io voglio bene a Marco, non a don Marco'".