L'amministrazione di Donald Trump corre in soccorso di Orban e invia in Ungheria il vicepresidente Usa JD Vance il 7 e l'8 aprile, con l’obiettivo di incontrare il premier magiaro. La Casa Bianca ha annunciato che Vance "pronuncerà anche un discorso sulla solida partnership tra gli Stati Uniti e l’Ungheria" dopo un incontro bilaterale. Vance sarà accompagnato dalla second lady Usha.
Sfida elettorale -
Viktor Orban, nazionalista filo-russo con stretti legami con Trump, si trova ad affrontare la sfida più grande degli ultimi anni alla tenuta del suo governo, come dimostrato dalle recenti manifestazioni di piazza promosse dalle opposizioni. Le elezioni del 12 aprile si annunciano combattute, con il leader dell’opposizione Peter Magyar in leggero vantaggio tra gli elettori già decisi (41% contro 35% per Fidesz), ma quasi un quarto del corpo elettorale resta indeciso.
Proteste storiche -
A dieci giorni dal voto, a Budapest è tornato a riecheggiare lo storico slogan "Russians, go home!", già sentito durante le barricate del 1956 contro l’Armata Rossa e nella transizione post-sovietica. Nel centro congressi di Duna Rendezvenyhaz, il fronte pro-Ue si è riunito sotto l’egida del Partito democratico europeo, scegliendo parole nette e programmatiche: libertà, democrazia, stato di diritto. Valori da difendere "contro ogni deriva autoritaria", hanno sottolineato, sostenendo Peter Magyar, che proverà a capitalizzare il consenso in ascesa soprattutto nelle aree rurali.
Tensioni geopolitiche -
Il fronte pro-Ue denuncia interferenze esterne, puntando il dito verso Mosca. "Orban non è in grado di difendere gli ungheresi dall’influenza russa", ha detto Peter Marki-Zay, esortando i cittadini a "lottare per la libertà". Il Partito democratico europeo sottolinea che il voto "va oltre i confini nazionali" e rappresenta un test per l’Europa.
Monitoraggio elettorale -
L’Osce è già sul terreno per verificare la regolarità del voto, ma polemiche su una funzionaria con passato legato al ministero degli Esteri russo hanno sollevato dubbi sull’imparzialità della missione. Il governo ungherese ha istituito un proprio sistema di osservatori, aumentando il rischio di letture contrastanti dei risultati.