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Generali Asset Management: con la guerra in Iran lo spread BTP-Bund può crescere ancora

L’Italia è sicuramente tra i paesi europei che soffre maggiormente la crisi energetica e questo, sottolinea, Massimo Spagnol, Senior Fixed Income Portfolio Manager della casa d’investimento, espone molto i nostri titoli di stato

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Dall’attacco congiunto del 28 febbraio scorso di Stati Uniti – Israele all’Iran, il differenziale di rendimento tra il BTP decennale e l’omologo Bund tedesco si è allargato da 60 punti base (0,60%) a 100 punti base (1,00%). I nostri titoli di stato hanno sofferto il fatto che l’Italia è sicuramente tra i paesi europei più penalizzati dalla crisi energetica. “Un trend che ci ha fatto ridimensionare le posizioni per limitare l’impatto del repricing di mercato” fa sapere Massimo Spagnol, Senior Fixed Income Portfolio Manager di Generali Asset Management. Di conseguenza, rivela il manager, il portafoglio obbligazionario è stato posizionato neutrale rispetto al mercato di riferimento, sia per quanto concerne il rischio tasso sia con riguardo al rischio di credito. Inoltre, è stato aumentato il livello di diversificazione (paese, settore ed emittente) in modo da ridurre gli impatti negativi della volatilità.

CRESCE IL TIMORE DI UNO SCENARIO DI STAGFLAZIONE
Secondo Spagnol, il livello di incertezza resta molto elevato e non è possibile escludere un ulteriore allargamento dello spread. “Alla luce dell’insicurezza geopolitica e della crisi mediorientale, cresce il timore di uno scenario di stagflazione, anche perché una soluzione al conflitto in Iran non sembra imminente. Questo contribuisce a un clima di incertezza sui mercati, rendendo possibile un ulteriore allargamento dello spread in caso di prosecuzione o escalation del conflitto” spiega il manager.

ASPETTATIVE SUI TASSI RADICALMENTE CAMBIATE CON LA GUERRA IN IRAN
La guerra in Iran ha infatti radicalmente cambiato le aspettative sui tassi. Solo un mese fa le aspettative di politica monetaria indicavano una sostanziale “no action” per la BCE e due tagli per la FED entro l’anno. Ora il mercato incorpora tre rialzi da parte della Banca Centrale Europea entro l’anno, mentre per la FED non è previsto nessun taglio per il 2026 e forse un possibile rialzo nel secondo semestre.

IL REPRICING DI MERCATO SUI TITOLI DI STATO ITALIANI
Il “repricing” di mercato sui titoli di stato italiani ha penalizzato soprattutto la parte breve e intermedia della curva, sia in termini di rendimenti assoluti sia in termini relativi con la scadenza a 5 anni che attualmente offre un rendimento lordo del 3,40%, e quella decennale che si attesta al 4,00%. “L’interesse degli investitori retail per le emissioni italiane rimane tradizionalmente molto elevato e, alla luce degli attuali livelli di rendimento, il Tesoro non dovrebbe incontrare difficoltà nei prossimi collocamenti. Tuttavia è opportuno soffermarsi su due aspetti: volatilità e rendimento” puntualizza il Senior Fixed Income Portfolio Manager di Generali Asset Management.

UN’OPPORTUNITA’ PER GLI INVESTITORI RETAIL
Alla luce del contesto di mercato, le emissioni future del Tesoro dedicate al pubblico retail, soprattutto se collocate nel secondo trimestre, potrebbero essere esposte a episodi di volatilità. Per quanto riguarda invece la redditività, a condizione che non si registri un ridimensionamento delle aspettative inflazionistiche, i tassi di rendimento delle obbligazioni dovrebbero mantenersi nel prossimo semestre su livelli interessanti, in grado di costituire un’opportunità per gli investitori retail.