Dalla cella di Firenze dove è rinchiuso da qualche giorno, il ragazzo di 17 anni arrestato perché intenzionato a compiere una strage a scuola, prova a raccontare la sua versione. Come riporta "Repubblica", lo fa in una telefonata di pochi minuti al suo avvocato, Angelo Pettinella: "Fatemi uscire da questo carcere, non sono uno stragista". Le accuse su di lui però, sono tutt'altro che leggere: propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, più detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
Vittima di manipolazione? -
La sua storia, almeno nella versione che affida all'avvocato, comincia quando era ancora un bambino. Finisce per sbaglio in alcuni canali Telegram frequentati da suprematisti e neonazi. Quando capisce dove si trova, vorrebbe andarsene. Ma non riesce. "Ero minacciato dagli altri iscritti e mi spaventavo", racconta. "Ci sono tracce di quando scrivevo agli amici che ero preoccupato e volevo sfilarmi. È tutto nel mio cellulare, in mano a chi indaga". La posizione che molta probabilità ripeterà davanti al giudice per le indagini preliminari, nell'interrogatorio di convalida dell'arresto.
Cosa dicono gli investigatori -
Gli inquirenti del Ros hanno ricostruito una figura molto diversa. Il ragazzo, secondo le indagini, non era un semplice iscritto a quei gruppi: in almeno due casi ne sarebbe stato il promotore. Sui canali Telegram avrebbe caricato manuali per costruire armi micidiali e le istruzioni per preparare il Tatp, l'esplosivo usato nelle stragi di Bruxelles e Parigi, soprannominato la "Madre di Satana".
Le parole che hanno fatto scattare l'arresto -
A convincere il Ros a chiedere l'arresto sono state alcune frasi trovate nelle chat. In un messaggio WhatsApp del 2024 scriveva: "Magari un giorno faccio una sparatoria e poi mi ammazzo. Però devo ancora decidere il posto dove farla prima di andarmene". Poi c'è un annuncio ancora più esplicito: quando sarebbe arrivato in quinta, avrebbe replicato la strage della Columbine High School in Colorado, quella del 1999 in cui morirono dodici studenti e un insegnante. A chiudere il quadro, la fascinazione per figure come Filippo Turetta e per Anders Behring Breivik e Brenton Harris Tarrant, trattati come "santi" in certi ambienti dell'estremismo violento.
La reazione a scuola -
A Perugia, nell'istituto che frequentava dall'autunno scorso, la notizia ha lasciato tutti senza parole. Il preside ha riunito studenti e insegnanti per un momento di chiarezza collettiva. Il ritratto che emerge dalla scuola è quello di un ragazzo normale, persino disponibile. La sua compagna di banco era una ragazza di origini magrebine, e lui la aiutava perché era tra i più bravi della classe. Aveva anche chiesto di partecipare al progetto teatrale. "O è un grande manipolatore o un manipolato", ha detto il dirigente scolastico. Una domanda a cui, per ora, non c'è ancora risposta.