"Da che punto guardi il mondo tutto dipende" cantavano qualche anno gli Jarabe de Palo. Un modo come un altro per sottolineare quanto è importante a volte cambiare prospettiva, guardare la realtà con occhi diversi, aprirsi alla diversità e abbracciare il concetto di inclusione. Una parola che negli ultimi anni circola sempre più frequentemente non solo nella Giornata Mondiale dell'Autismo ma tra chi si impegna quotidianamente per dare futuro e autonomia alle persone con disabilità differenti. Accade anche a livello istituzionale e di impresa.
Potenziare il talento delle persone, non le fragilità. Questa è con tutta probabilità la chiave per superare definitivamente il concetto di inclusione legato alla logica assistenziale. Perché, come racconta con passione Nico Acampora, anima della pizzeria gestita da ragazzi autistici PizzAut, le aziende stanno scoprendo una verità bellissima: "Assumere questi giovani non è solo un gesto etico, ma un’energia pura che fa bene al business".
"La strada tuttavia resta in salita" sottolinea Acampora che pochi giorni fa ha festeggiato insieme ai suoi ragazzi il traguardo di Simone, ex dipendente del locale, fresco di laurea in Economia e Commercio e ora assunto nell’ufficio marketing di una grande azienda italiana. "C'è ancora molto da fare e lo dicono i dati: basti pensare che nel 2025 in Lombardia sono stati incassati 79 milioni di euro di sanzioni per non aver rispettato l'obbligo di assumere persone con disabilità."
© Facebook| Simone, ex dipendente PizzAut, neo laureato in Economia e Commercio
© Facebook|Alcuni dei ragazzi di PizzAut con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella
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Pian piano però il seme dell'inclusione cresce. In occasione della Giornata Mondiale dell'Autismo ecco otto realtà che raccontano un'Italia capace di guardare oltre la fragilità.
La Locanda dei Girasoli -
A Roma il seme dell'inclusione è stato piantato molto tempo fa dalla Locanda dei Girasoli. Nata nel 1999 come ristorante oggi brilla nel mondo del catering d'eccellenza, servendo istituzioni come la FAO, il Parlamento Europeo e tanti brand globali grazie al lavoro e alla passione di dieci persone con disabilità.
"In questi anni sono passati da qui quasi 700 ragazzi" racconta con orgoglio Enzo Remicci, anima del progetto. "Ognuno di loro ha lasciato un'impronta indelebile. La maggior parte ha "spiccato il volo" verso altre strade professionali, ma spesso tornano a trovarci. Restiamo il loro porto sicuro, tanto che a volte, pur avendo altri impieghi, scelgono di tornare a darci una mano nei momenti di punta. È una forma di riconoscenza che ci riempie il cuore".
© Dal Web
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La svolta verso il catering - decollata per la stretta imposta dal Covid - si è rivelata non solo vincente, ma anche positiva dal punto di vista formativo. "Vedere i ragazzi confrontarsi ogni giorno con ambienti diversi, nuovi volti e contesti differenti è una sfida vinta: abbiamo infatti scoperto che questo dinamismo migliora la loro capacità di adattamento e rompe gli schemi della routine, rendendoli più sicuri".
E intanto il sogno non si ferma. L'obiettivo ora è un casale che diventi cuore pulsante di un nuovo progetto: "Vogliamo un luogo dove poter fare formazione e dove i ragazzi possano anche alloggiare incentivando in loro lo spirito di autonomia che fa parte della quotidianità, non solo lavorativa".
La Trattoria de Gli Amici -
Nata alla fine degli anni '90 da un'intuizione della Comunità di Sant'Egidio, la Trattoria de gli Amici è un altro esempio vincente di inclusione nel lavoro. Nel tipico e apprezzato ristorante romano persone con disabilità intellettiva lavorano fianco a fianco con professionisti, ricoprendo ruoli che vanno dalla sala alla cucina, fino alla gestione della cantina con sommelier qualificati. In questo angolo di Roma, l'accoglienza ha il volto di ragazzi che, attraverso il lavoro, conquistano ogni giorno autonomia e dignità. Popolari le loro magliette con le scritte "Capace", "Idoneo", "Abile" con un provocatorio punto interrogativo. Domande che potrebbero essere rivolte a tutti. Ma la risposta è la sola che conta: "Amico". La Cooperativa "Pulcinella lavoro" che gestisce la trattoria, nel corso degli anni ha attivato anche tanti corsi di formazione nell'ambito del settore alberghiero e della ristorazione, formando più di 200 disabili e consentendo loro di intercettare nuove opportunità lavorative.
Frolla, biscotti e non solo -
Dalle colline di Osimo, nelle Marche, arriva una storia ancora diversa, quella del Microbiscottificio Frolla. Nato nel 2018 dall'idea di Jacopo Corona e Gianluca Di Lorenzo, qui lavorano 37 ragazzi con disabilità, protagonisti di un modello diventato simbolo di una impresa sociale che unisce innovazione, inclusione e qualità generando anche numeri importanti. Il fatturato è stato di 1,5 milioni di euro nel 2025, 150mila le confezioni prodotte. Tra farina e ambizione, il sogno di Frolla non vuole restare chiuso tra le pareti del laboratorio: con il Frollabus, un vero "bar su ruote", i ragazzi portano colazioni e merende itineranti in giro per l'Italia. E a completare questa visione c'è FrollaLand, uno spazio multifunzionale nato da poco e pensato come luogo di aggregazione e formazione.
© Ufficio stampa
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Frolla è il simbolo di un’impresa sociale guidata dalla consapevolezza che esempi come questi possono essere certamente una "goccia" importante, ma è il mare che deve cambiare. "Noi siamo uno stimolo doveroso - sottolinea Jacopo Corona - ma ora le aziende devono fare la loro parte, aprendo il mercato a questi giovani".
Un cambiamento che ha per esempio il volto di Andrea, un ragazzo con sindrome di Down che sognava di fare il meccanico. Dopo gli studi tecnici e uno stage in una officina tra motori e attrezzi, il destino lo ha portato da Frolla quasi per caso. Non è stato amore a prima vista: Andrea era convinto che il suo futuro fosse tra le auto. Invece, un passo alla volta, ha stupito tutti. Oggi Andrea non è più "solo" un ragazzo di Frolla ma è stato assunto part-time anche in una grande catena alberghiera. "La sua storia, conclude Corona, dimostra che la sensibilità del mondo del lavoro può cambiare davvero".
Progetto Quid, la moda che rigenera -
Verona è invece la culla di Progetto Quid, impresa sociale che rigenera tessuti rimasti inutilizzati nelle grandi aziende di moda, trasformandoli in accessori e linee esclusive. Qui il concetto di "recupero" è alla base del lavoro di ben 170 dipendenti di 23 nazionalità diverse: l’80% sono donne e per oltre il 60% si tratta di persone con disabilità o con alle spalle un trascorso di fragilità.
Quid oggi è partner produttivo per grandi brand della moda e del lifestyle. I numeri del Bilancio Sociale 2024 confermano la bontà del progetto: oltre il 95% dei contratti sono a tempo indeterminato e chi fa parte di questa bella realtà non solo impara un mestiere da zero ma è sostenuto anche da percorsi di accompagnamento psicologico fondamentali per ricostruire la fiducia e facilitare la convivenza tra storie di vita complesse. La presidente Anna Fiscale guarda al futuro: "Il nostro sguardo è rivolto al 2030 con un obiettivo chiaro: dare vita al primo distretto produttivo ad alto impatto sociale, capace di generare impatto su scala nazionale".
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Una Stazione speciale a Finale Emilia -
Anche alla Stazione Rulli Frulli di Finale Emilia sono tutti impegnati a costruire sogni per il futuro delle persone con disabilità. Inaugurata da Sergio Mattarella nel maggio 2022, la struttura è nata per essere uno spazio di aggregazione giovanile e un modello di inclusione educativa, lavorativa e sociale, capace di accogliere e valorizzare ogni diversità in un luogo realmente condiviso.
Oggi questo spazio polivalente ospita i progetti generati dal "Metodo Rulli Frulli" - nato con l'omonima Banda fondata da Federico Alberghini e che oggi coinvolge 2.400 giovani in tutta Italia. Ogni settimana, la Stazione è animata da circa 700 persone, tra volontari, dipendenti e numerosi giovani con disabilità che lavorano attivamente nei diversi settori della struttura.
Oltre alle attività musicali, il cuore pulsante dell'inclusione lavorativa si divide tra la web radio, lo studio di registrazione e l’AstroNave_Lab, un laboratorio artigianale di falegnameria e restauro dove i ragazzi realizzano e vendono prodotti da materiali di recupero. E ancora un laboratorio di costruzione di strumenti musicali e un punto ristoro.
Rurabilandia: la Fattoria Sociale che include -
Nel cuore di Teramo c'è invece un esempio di fattoria sociale e didattica nata per trasformare l'agricoltura in un'opportunità di vita e lavoro per ragazzi con disabilità e autismo. Rurabilandia è una azienda agricola con agriturismo dove i ragazzi sono i protagonisti della filiera dalla terra alla tavola. Qui l'inclusione passa attraverso il contatto diretto con la natura, il rispetto dei cicli stagionali e l'apprendimento di mestieri antichi riletti in chiave moderna.
L’Albergo Etico e il metodo "Download" -
Chiude questa lunga panoramica l'Albergo Etico nato ad Asti vent'anni fa e oggi presente in diverse città d'Italia (da Roma a Cesenatico) e anche nel mondo (dall'Australia all'Albania). In questa realtà trova spazio anche l'Accademia dell'Indipendenza: un percorso graduale attraverso cui i ragazzi con disabilità imparano a svolgere tutte le mansioni dell'albergo e del ristorante (nido artificiale) e le replicano anche nel contesto famigliare (il proprio nido). La vera anima del progetto risiede in una visione che ribalta i paradigmi tradizionali. Racconta il fondatore Antonio De Benedetto: "Tutto è cominciato nel 2006 con l'incontro di Niccolò Vallese. Niccolò, un ragazzo con sindrome di Down, arrivò nel mio ristorante per uno stage e con la sua straordinaria voglia di fare ha dato il la al nostro progetto. È stato lui a dimostrarmi che i giovani con disabilità non sono un peso ma una risorsa immensa da mettere in attivo. In quella prima esperienza come semplici cittadini avevamo però un punto di vista privilegiato: la consapevolezza di chi fa ristorazione. Un mestiere fatto di attenzione millimetrica all'accoglienza e al benessere dell'altro".
© Ufficio stampa
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Peacekeeper del futuro -
"Da lì è nata poi l'Accademia (oggi gestita da 14 persone con differenti disabilità) dove attraverso studi e ricerche abbiamo messo a terra i concetti montessoriani e perfezionato il metodo Download che si basa sull’osservazione diretta dei ragazzi e dei cambiamenti generati in loro dall'attività lavorativa - spiega De Benedetto. C'è anche un passaggio di competenze tecniche e di vita che entra nelle case per far crescere le famiglie, prima ancora dei ragazzi. La vera rivoluzione infatti parte proprio dai genitori: devono trovare il coraggio di superare la paura di quell'autonomia che noi insegniamo e che spesso li vede tirarsi indietro nel momento cruciale. Dobbiamo capire, chiarisce De Benedetto, che questi giovani, che io chiamo peacekeeper proprio perché capaci di generare benessere collettivo, raggiungono livelli di indipendenza reale tra il 70% e l'80% e sono il nostro futuro. Se formati nel modo giusto, saranno anche loro a occuparsi della terza età domani. Reinterpretare il loro valore significa cambiare le basi della società. È questa la vera rivoluzione".