Dopo 50 anni dall'ultima volta, l'uomo è pronto a tornare sulla Luna con la missione Artemis 2 della Nasa. Il fascino dello Spazio, dell'ignoto, la curiosità di esplorare qualcosa che sembra così vicino a noi sono di certo motivi per cui continua ad attrarre così tanto l'idea di ritornare sul nostro satellite, ma non c'è solo questo. Tralasciando le motivazioni più romantiche, però, c'entra anche il fatto che la missione lunare è parte di un mercato che vale circa 12 miliardi di dollari. Ed è anche un tassello importantissimo della geopolitica: ghiaccio d’acqua ai poli lunari, elio-3 e terre rare sono risorse molto concrete a cui ambiscono diversi Paesi.
Sono molti, infatti, gli interessi strategici della "nuova corsa alla Luna" che vede in competizione soprattutto Stati Uniti e Cina, ma anche la partecipazione di tanti altri attori, come Europa, Russia, India, Giappone ed Emirati Arabi, nonché varie aziende private. Ma adesso, a differenza di circa 50 anni fa, è l'obiettivo principale a essere cambiato: non si tratta più di arrivare sulla Luna, ma di restarci. Lo scopo a lungo termine del programma Artemis è la costruzione di insediamenti umani sulla superficie lunare: la sfida principale consisterà nel realizzarli e sostenerli sfruttando al massimo le risorse disponibili direttamente sulla Luna.
Secondo uno studio inglese, il potenziale finanziario dell'economia lunare è sbalorditivo. I dati indicano che questo mercato valeva 11,39 miliardi di dollari nel 2024, mentre si prevede che raggiungerà i 19,8 miliardi di dollari nel 2030 con un tasso di crescita annuo composto (Cagr) del 9,5%. E non solo: la presenza di basi lunari, secondo un'analisi di Pwc, potrebbe superare i 170 miliardi di dollari (pari a circa 142 miliardi di euro) entro il 2040 tra tecnologie, infrastrutture e utilizzo delle risorse. Costruire basi lunari e garantirne il funzionamento rappresenta, infatti, un mercato ancora inesplorato, che nei prossimi decenni dovrà a imparare ad autosostenersi sfruttando le risorse disponibili direttamente sulla Luna. Acquisire competenze nell’estrazione, nella lavorazione e nella commercializzazione di questi materiali potrebbe costituire un investimento dall'enorme potenziale economico.
La competizione Usa e Urss negli anni '60 -
Per lungo tempo Stati Uniti e, prima, Unione Sovietica (poi diventata Russia), hanno dominato in solitaria l’esplorazione dello spazio, inviando i primi astronauti in orbita e sulla Luna e collaborando in seguito alla Stazione Spaziale Internazionale, attiva da ormai vent’anni. L’annuncio dei giorni scorsi cambia gli scenari e apre una nuova sfida: a giocarla, questa volta, saranno soprattutto Stati Uniti e Cina. Mosca, che nei primi anni ’60 aveva dato il via alla celebre "corsa alle stelle", è rimasta indietro, fino a essere superata e in parte eclissata da Pechino e Washington. Se durante la Guerra Fredda la competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica era alimentata, oltre che da finalità scientifiche, anche da esigenze di prestigio internazionale, la nuova corsa alla Luna presenta caratteristiche strategiche profondamente diverse.
Oggi, infatti, le missioni dirette verso il satellite terrestre si concentrano su due direttrici principali. Da un lato, l’attenzione di governi e aziende private è rivolta alle possibili risorse minerarie presenti sulla Luna, in particolare nell’area del Polo Sud; dall’altro, si guarda alla realizzazione di avamposti umani permanenti, utili per testare tecnologie avanzate in vista di future missioni verso Marte e verso asteroidi ricchi di materiali preziosi.
A confermare il rinnovato interesse per la Luna sono soprattutto i programmi di Stati Uniti e Cina. Pechino, dopo aver completato la stazione spaziale Tiangong, punta a far sbarcare i propri astronauti sul suolo lunare entro il 2030. Washington, invece, in collaborazione con partner europei, è pronta a dare il via al programma Artemis. In questa fase iniziale, tuttavia, gli astronauti non atterreranno sulla superficie lunare, limitandosi a sorvolarla prima di fare ritorno sulla Terra. Ma anche l'India concorre nella nuova corsa alla Luna: nel 2023, Nuova Delhi è infatti riuscita a far atterrare sul satellite il lander Vikram, che trasportava a bordo il rover Pragyan. La missione Chandrayaan-3 ha completato con successo l'atterraggio morbido nella regione del Polo Sud lunare, rendendo così l’India il quarto Paese sul suolo lunare dopo Unione Sovietica, Stati Uniti e Cina.
Cosa ci serve della Luna -
Al centro delle attenzioni degli Stati e delle aziende private come la SpaceX di Elon Musk, ci sono sia le possibili risorse minerarie esistenti, soprattutto nella zona del Polo Sud, sia la possibilità di realizzare degli avamposti umani dove testare nuove tecnologie per poi puntare verso Marte e verso asteroidi da cui estrarre materiali preziosi.
La missione indiana del 2023 segna il primo allunaggio nel Polo Sud della Luna, una scelta tutt’altro che casuale: quella regione del satellite è infatti considerata potenzialmente ricca di ghiaccio d’acqua. Proprio la possibile presenza di acqua allo stato solido ha catalizzato negli anni l’attenzione degli scienziati e delle agenzie spaziali: ossigeno e idrogeno, una volta scomposta l'acqua, vengono usati - in forma liquida - come carburante per i razzi.
A confermare il rinnovato interesse per il nostro satellite è stata anche la missione russa della sonda Luna-25, terminata in modo fallimentare dopo lo schianto all’interno del cratere Pontecoulant G, nell’emisfero sud lunare, nel 2023. Si trattava della prima missione di Mosca diretta sulla Luna dal 1976. L’allunaggio di Luna-25 avrebbe dovuto rappresentare il primo tentativo di Mosca al Polo Sud lunare: fino a oggi, infatti, tutti gli atterraggi avevano interessato la zona equatoriale. Originariamente programmata per durare un anno, la missione aveva l’obiettivo di raccogliere e analizzare campioni di suolo in una regione ancora inesplorata.
Tra le risorse più interessanti della Luna spicca l’elio-3, un isotopo non radioattivo di grande importanza per il raffreddamento criogenico nei computer quantistici e per le possibili applicazioni nell’energia da fusione. La sua abbondanza sulla superficie lunare deriva dall’accumulo del vento solare nel corso di miliardi di anni, rendendolo così una risorsa strategica per le industrie terrestri. Oltre ai materiali sfruttabili per la costruzione degli insediamenti e delle infrastrutture, sulla regolite lunare (cioè lo strato di frammenti di roccia, polvere e detriti che ricopre quasi interamente la superficie della Luna) ci sono anche elementi strategici nell'economia contemporanea come le terre rare, fondamentali per dispositivi elettronici come computer e smartphone e al centro della transizione ecologica, in quanto necessarie per realizzare componenti di veicoli elettrici, pannelli fotovoltaici e turbine eoliche.
Un'altra risorsa sotto la lente dei programmi spaziali è il litio, un metallo alcalino che è un componente fondamentale di molti tipi di batteria. Anche in questo caso, quindi, siamo di fronte a un materiale molto utile (noto anche come "oro bianco") sia per l'elettronica sia per la mobilità elettrica e lo stoccaggio delle energie rinnovabili.
Arrivare sulla Luna per avvicinarsi a Marte -
Le agenzie spaziali, però, hanno anche un altro obiettivo: portare gli esseri umani su Marte. Il lungo viaggio e la sopravvivenza dell'uomo in un ambiente così ostile rendono, per ora, impossibile la missione, ma se Artemis 2 dovesse portare i risultati sperati, gli astronauti potrebbero allenarsi a toccare un giorno il suolo di Marte e diventare, forse, una specie capace di abitare su più pianeti e - chissà - prima o poi sfruttare al meglio le risorse di tutta la nostra galassia.