L'OSSERVATORIO

Gite scolastiche, oltre 4 su 10 resteranno a casa per via di prof indisponibili, costi in aumento, indisciplina e ansia sociale

Mete italiane preferite a quelle estere: Firenze e Vienna vincono le rispettive classifiche. Le tensioni internazionali spaventano meno di costi e responsabilità a carico dei docenti

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Prof indisponibili, costi troppo elevati, indisciplina degli studenti e anche la scelta personale di evitare la convivenza forzata: sono questi i principali motivi che porteranno quasi la metà degli studenti (44%) delle scuole medie e superiori a rinunciare al tradizionale viaggio di istruzione, quello con annesso pernottamento fuori casa.

A rivelarlo è l’annuale Osservatorio Gite Scolastiche del portale specializzato Skuola.net, realizzato interpellando un campione di 1.500 alunni delle scuole secondarie alle soglie della stagione migratoria per eccellenza, non solo per i volatili: tra quanti partono - il 66% - circa un terzo (34%) lo farà da qui a fine anno, mentre il 22% ha già dato nei mesi scorsi.

Ma potevano essere di più i partenti. Perché, a quanti dovranno quasi sicuramente - salvo ripensamenti last minute - rinunciare al viaggio contro la propria volontà (38%), va aggiunto un clamoroso 6% che ha deciso di astenersi e ha salutato i compagni di classe in partenza. Tra questi ultimi, inoltre, solo il 36% è stato costretto a non partire per scelta (di matrice economica o pedagogica) della famiglia, mentre ben il 52% si è tirato indietro spontaneamente, per non stare con i compagni di classe. 

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I numeri: siamo tornati ai livelli pre-pandemici 

Sulla scelta di evitare questa esperienza, che in passato era considerata irrinunciabile, aleggia dunque, almeno in parte, anche lo spettro della ormai ben nota e diffusa ansia sociale, che sembra colpire le nuove generazioni di adolescenti più di quelle precedenti.

Per il resto, però, l’Osservatorio di Skuola.net rileva numeri di non partenti (con relative motivazioni) assolutamente in linea con quanto misurato nel 2019. Segno che gli effetti collaterali dell’isolamento sociale vissuto nel post pandemia si stanno pian piano attenuando.

Segno che questa prassi didattica, dopo lo stop forzato del biennio 2020-2021, è ritornata ad essere praticata come al solito. Peraltro, nonostante la (possibile) complicazione burocratica dettata dal fatto che impegni di spesa per importi superiori a 140.000 euro ora devono essere svolti tramite piattaforme certificate o strumenti messi a disposizione da centrali di committenza, in linea con il recente aggiornamento del Codice dei Contratti.

Non a caso, secondo il 14% degli studenti a cui la scuola non ha proposto un viaggio di istruzione, questo è stato uno dei motivi del “niet”. Sebbene il MIM abbia avviato e concluso delle gare che hanno permesso l’individuazione di fornitori qualificati da cui acquisire servizi “chiavi in mano”, senza dover bandire gare autonome.

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A far saltare la gita sono soprattutto docenti e costi

Ma le ragioni che frenano i viaggi di istruzione su più giorni sono soprattutto altre. Il principale ostacolo alla mobilità degli studenti resta, infatti, collegato a motivi disciplinari, che indirettamente scoraggiano i docenti a rendersi disponibili (alla radice della cancellazione della gita nel 34% dei casi) oppure rappresentano la causa ufficiale del diniego (12%).

Parallelamente, cresce pure il peso delle sopracitate complessità burocratiche nonché delle difficoltà economiche: il 29% degli studenti che non partiranno segnala che la scuola non ha potuto organizzare un viaggio di istruzione per via degli elevati costi oppure perché non si è raggiunto un numero di partecipanti adeguato.

Guerre e tensioni internazionali, al contrario, pesano solo per un modesto 2% nella lista dei colpevoli.

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I viaggi tornano ad allungarsi (e per questo sono anche più cari)

Tra chi parte, invece, si nota una tendenza chiara: le gite diventano leggermente più impegnative, sia in termini di durata sia, prevedibilmente, di spesa.

Il costo medio del viaggio si attesta intorno ai 440 euro, in aumento rispetto ai 424 euro registrati nel 2025: una crescita più o meno in linea con l’inflazione ma che chiaramente si nota sul conto finale.

Quasi la metà degli studenti (49%) si colloca in una fascia di spesa compresa tra i 200 e i 600 euro, segno di una certa variabilità ma anche di un generale innalzamento dei budget.

Ma questo, come detto, potrebbe essere il frutto di un tendenziale allungamento della durata dei viaggi: in un anno si passa da una media di 3,94 a 4,06 giorni. 

Frutto di un aumento di due punti percentuali - dal 36% al 38% - di studenti che passano fuori casa almeno cinque giorni. 

Un segnale che indica la volontà, da parte delle scuole, di rendere l’esperienza più completa e strutturata.

Italia sempre in testa, l’estero avanza: la gita parla fiorentino e… tedesco

Per quanto riguarda le destinazioni, l’Italia continua a essere la scelta prevalente: il 60% degli studenti rimarrà all'interno dei confini nazionali. Anche se il nostro Paese perde leggermente terreno rispetto all’anno precedente. Di conseguenza, cresce l’interesse per l’estero, che raggiunge il 40% delle preferenze (dodici mesi fa era al 35%).

Tra le mete italiane più amate si confermano le grandi città d’arte: Firenze (13%), Roma (12%) e Napoli (11%) guidano la classifica, seguite da altre destinazioni classiche come Torino, Palermo e Bologna.

All’estero, invece, dominano le capitali europee di lingua tedesca: Vienna è prima (9%), Berlino seconda (8%). Insidiate da Atene (8%) e, a seguire, da Praga, Barcellona e Budapest.

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La cultura prima di tutto, ma il prezzo conta

Cosa guida la scelta della destinazione? Principalmente l’interesse culturale, indicato dal 68% degli studenti come fattore decisivo; ma questa non è una novità.

L’aspetto economico si ferma al 23% come criterio principale, ma resta comunque un elemento importante: per circa 7 studenti su 10 l’esigenza di risparmiare un po’ incide in modo significativo nella decisione finale.

Partenze in blocco e trasporti diversificati: crescono treni, aerei, navi e… crociere

Quando la gita si organizza, poi, la partecipazione è generalmente alta: in oltre il 90% dei casi parte la maggioranza della classe (il 69% degli intervistati riporta di un’adesione pressoché totale). Solo raramente (5%) si tratta di gruppi ristretti.

Sul fronte dei trasporti, il pullman resta il mezzo più utilizzato (46%), ma perde terreno rispetto al passato, anche per via del rinnovato fascino per le partenze verso l’estero, spesso non sostenibili con mezzi su gomma. 

Va inoltre considerato che, da quest’anno, le scuole non possono più affidarsi ad operatori “low-cost”: infatti i pullman che trasportano gli studenti devono essere di ultima generazione e dotati di sistemi di frenata autonoma. 

Una decisione che il ministro Valditara ha rivendicato a seguito della morte in servizio della docente Domenica Russo, rimasta uccisa in un incidente evitabile - se il bus fosse stato dotato di questi sistemi - perché il conducente si era distratto guardando lo smartphone. 

Crescono, perciò, le alternative al trasporto su gomma: il 19% partirà in treno, il 28% in aereo, il 5% in nave. Peraltro, per un quinto dei gitanti in mare la nave non sarà un semplice vettore, ma parte integrante dell’esperienza sotto forma di imbarcazione crocieristica. 

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Le gite di un giorno: cresce il rischio di restare a piedi

Per gli studenti che non partecipano ai viaggi di più giorni, invece, le uscite didattiche giornaliere rappresentano spesso l’unica alternativa. Tuttavia, anche su questo fronte emergono alcune criticità.

Solo il 31%, infatti, ha già preso parte ad almeno una visita d’istruzione e il 35% prevede di farlo entro la fine dell’anno. Resta, dunque, un significativo 34% che teme di non partecipare a nessuna uscita, segno che le difficoltà organizzative possono estendersi anche alle attività più brevi.

Viaggi di istruzione: un settore sempre più regolamentato 

“Purtroppo nei viaggi di istruzione si può anche morire: può capitare agli studenti ma anche ai docenti accompagnatori, come successo alla 43enne Domenica Russo lo scorso 20 maggio. Questo restituisce la delicatezza di uno strumento didattico quanto utile tanto complesso da gestire, sia sotto il profilo della responsabilità dei docenti che del personale amministrativo delle scuole, che spesso è chiamato a gestire decine di migliaia di euro di affidamenti”, fa notare Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net.

“Su entrambi gli aspetti - prosegue Grassucci - il Ministero dell’Istruzione e del Merito è recentemente intervenuto indicendo da una parte gare di appalto che consentono alle scuole di affidarsi a grandi fornitori qualificati con formule chiavi in mani, dall’altra imponendo requisiti di qualità ai bus su cui viaggiano studenti e docenti. Tutta questa sicurezza, però, ha un costo aggiuntivo, per le famiglie, il che limita in parte la portata dei viaggi di istruzione. Anche se non è l’unico motivo per il quale non si riescono ad organizzare: infatti i docenti devono gestire studenti (spesso indisciplinati) con pochi strumenti di governo a disposizione e tante responsabilità sotto il profilo civile e penale, a fronte di indennità stipendiali risibili se non nulle perché dipendenti dai fondi di istituto”.