la geografia come strumento di difesa

Non solo Hormuz: dalle montagne ai deserti, il vantaggio strategico degli ayatollah

Le coste frastagliate, le catene montuose a Nord e a Ovest e l'altopiano centrale rendono la Repubblica islamica una "fortezza naturale"

© Google Maps

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Si fa sempre più concreta l'ipotesi di un'incursione via terra in Iran da parte degli Stati Uniti. Le ultime settimane di guerra di Donald Trump sono state scandite da un massiccio aumento dei militari americani nella regione del Golfo. Attualmente gli Usa schierano circa 50.000 soldati nell'area, ai quali di recente il Pentagono ha affiancato 2.000 paracadutisti dell'82esima Airborne Division. Il tycoon sembra dunque intenzionato a colpire con un'incursione terrestre la Repubblica islamica, più precisamente l'isola di Kharg, snodo cruciale per l'esportazione del greggio iraniano attraverso lo stretto di Hormuz. Non è da escludere nemmeno un attacco in zone costiere nei pressi del collo di bottiglia, la cui parziale chiusura da parte dell'Iran sta mettendo sotto scacco l'economia mondiale.

Le coste frastagliate sono un problema -

 Attaccare la Repubblica islamica partendo dal mare non sarebbe semplicissimo per i circa 3500 Marines e i militari americani che Donald Trump ha inviato nella regione. Lo sanno bene al Pentagono: le coste dell'Iran sono molto frastagliate e tra le sue pieghe lo Stato persiano può nascondere barchini d'assalto. "Chi possiede il mare possiede il commercio del mondo" diceva l'avventuriero e scrittore britannico Sir Walter Raleigh, la cui visione è stata fatta propria dagli ayatollah e dai pasdaran, consapevoli del fatto che i bassi fondali dello Stretto, proprio per questo, sono facili da minare, condizionando dunque i traffici marittimi. Centrale nella strategia difensiva iraniana sono anche le isole Qeshm, Abu Musa, Larak, grande e piccola Tunb, da dove Teheran può lanciare missili.

Montagne, deserti e l'altopiano Iranico -

 L'Iran ha indubbiamente un vantaggio strategico costituito dalla propria geografia. Sono infatti diverse le barriere naturali a difesa della Repubblica islamica, a partire dai monti Zagros a Ovest e i monti Alborz a Nord, passando per i deserti a Est e le già citate coste frastagliate a sud. Elementi che delimitano l'altopiano Iranico che, secondo gli strateghi, garantisce ulteriore profondità al regime, date le sue dimensioni. Non a caso, al centro di questo "quadrilatero" si posizionano i centri nucleari di Fordow e Natanz, possibili target dei commandos statunitensi. Una conformazione geografica ampia e dispersiva che, secondo diversi analisti, ha impedito che il programma nucleare iraniano venisse completamente distrutto durante la "guerra dei 12 giorni" del giugno 2025.

Una cosa è certa: dal punto di vista logistico, un'operazione terrestre in Iran sarebbe molto complessa e comporterebbe un enorme giro di vite per l'esercito Usa. Ipotesi che spaventa (e non poco) l'opinione pubblica americana, sempre più critica e stufa del conflitto in corso. Chissà se Donald Trump ne terrà in conto, visto che per i sondaggisti americani la guerra in Iran costituisce uno dei banchi di prova principali sui quali il tycoon si giocherà l'esito delle Midterm di novembre.

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