È un fiume in piena quello che si sta riversando contro i giganti dei social media nelle ultime settimane, dopo che i governi e le autorità giudiziarie hanno iniziato a spalancare le dighe che finora avevano permesso alle Big Tech di agire pressoché indisturbate. Il tema centrale, e delicatissimo, è sempre quello dei minori. Negli Usa due sentenze hanno di fatto certificato che gli algoritmi dei social creano dipendenza nei più piccoli. In Italia si ragiona su una proposta di legge che limiti l'influenza algoritmica, in Francia la discussione è già a uno stato avanzato. In Austria - è notizia delle ultime ore - il governo ha avviato l'iter per bloccare l'accesso ai social per i minori di 14 anni. Mentre in Australia e Indonesia, all'avanguardia rispetto ai divieti, gli esecutivi stanno puntando il dito conto a Meta e Google accusandoli di non aver rispettato le restrizioni imposte.
La decisione dell'Austria: "Regole chiare nel digitale" -
La notizia della settimana arriva da Vienna. Non una decisione istintiva, ma il frutto di una lunga trattativa tra i tre principali partiti. "Il governo non poteva rimanere a guardare mentre i social media rendono i bambini dipendenti e spesso malati", hanno commentato. "Devono esserci regole chiare anche nel mondo digitale". L'età limite individuata dall'Austria è quella dei 14 anni, con l'obiettivo di limitare la dipendenza da algoritmi tra i più piccoli. Non è ancora chiaro però come si svilupperà concretamente il divieto e quando sarà attuato.
L'Australia e le azioni legali contro le Big Tech -
L'Australia è stato il primo Paese a introdurre un rigido divieto, entrato in vigore dal 9 dicembre scorso per i minori di 16 anni. A meno di quattro mesi, però, l'autorità di vigilanza per la sicurezza online australiana (eSafety Commissioner) ha annunciato azioni legali contro i colossi del tech. Meta e Google, ma anche le aziende madri di Snapchat e TikTok, sono accusati di non fare abbastanza per impedire ai minori di 16 anni di accedere alle piattaforme, violando nei fatti la legge. Secondo la commissaria Julie Inman Grant, ci sarebbero infatti "significative preoccupazioni" sulla conformità delle Big Tech. In particolare, le piattaforme sotto accusa permetterebbero agli utenti "tentativi illimitati" per superare i test di verifica dell'età. In certi casi, il sistema invita l'utente a riprovare anche dopo che quest'ultimo si è dichiarato minorenne.
L'Indonesia sanziona Google e Meta -
Quasi in contemporanea con la decisione australiana, anche il governo indonesiano ha citato a giudizio Google e Meta per "mancato rispetto del divieto di accesso" ai social per i minori di 16 anni, neanche tre giorni dopo l'entrata in vigore della nuova legge. Mentre a Canberra possibili multe- nell'ordine dei milioni di dollari - sono ancora in fase di valutazione, Giacarta ha invece già preso la decisione. Lo ha annunciato la ministra delle Comunicazioni, Meutya Hafid, spiegando che il governo ha inviato lettere di convocazione alle due società nell'ambito dell'applicazione di sanzioni amministrative previste dalla legge.