Accesso impedito

Gerusalemme, cardinal Pizzaballa bloccato dalla polizia israeliana prima della Messa al S. Sepolcro | Meloni: "Offesa alla libertà religiosa" | Netanyahu: "Nessuna intenzione malevola"

Lo ha denunciato il Patriarcato di Gerusalemme in una nota, la polizia: "Ragioni di sicurezza". L'ufficio di Netanyahu: "Lavoriamo a soluzioni per i prossimi giorni". Il cardinale: "Serve rispetto per la preghiera"

È stato bloccato per strada dalla polizia israeliana, mentre stava camminando in forma privata verso il Santo Sepolcro, il cardinale Pierbattista Pizzaballa. Il religioso, che si stava preparando a celebrare la Messa della Domenica delle Palme insieme al custode della Terra Santa padre Francesco Ielpo, è stato costretto a tornare indietro. È la denuncia del Patriarcato latino di Gerusalemme, secondo cui sarebbe "la prima volta da secoli" che non viene concesso ai padri della Chiesa di celebrare il rito cristiano in uno dei suoi luoghi più sacri. La premier Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron hanno condannato l'accaduto: "Attacco alla libertà religiosa". Dopo il clamore mediatico, l'ufficio del primo ministro israeliano Netanyahu ha assicurato che elaborerà un piano per permettere la celebrazione delle prossime feste cristiane nei luoghi sacri. Il presidente israeliano Isaac Herzog: "Ho telefonato al Patriarca e ho espresso profondo dolore per lo spiacevole incidente".

La dinamica -

 Stando al racconto del Patriarcato, Pizzaballa e Ielpo sarebbero stati "fermati lungo il percorso, mentre procedevano in forma privata e senza alcuna caratteristica di processione o atto cerimoniale, e sono stati costretti a tornare indietro", si legge in una nota. "Questo incidente costituisce un grave precedente e ignora la sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme".

La risposta della polizia: "Richiesta già respinta per motivi di sicurezza" -

 La polizia israeliana ha risposto spiegando che, dall'inizio della guerra, "tutti i luoghi sacri della Città Vecchia di Gerusalemme sono stati chiusi ai fedeli, in particolare quelli sprovvisti di aree protette, al fine di salvaguardare la sicurezza pubblica". Per questo, "la richiesta del Patriarca è stata esaminata ieri ed è stato chiarito che non poteva essere accolta per i motivi sopra indicati''. 

Netanyahu: "Culto potrà tornare nei luoghi sacri, lavoriamo a piano speciale" -

 Per porre fine alla questione è intervenuto direttamente l'ufficio del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu: "Data la sacralità della settimana che precede la Pasqua per i cristiani di tutto il mondo, le forze di sicurezza israeliane stanno mettendo a punto un piano per consentire ai leader religiosi di celebrare il culto nel luogo sacro nei prossimi giorni". Per fare ciò, la polizia incontrerà a stretto giro lo stesso cardinale Pizzaballa per "esplorare soluzioni garantendo al contempo la sicurezza pubblica". 

Herzog telefona a Pizzaballa: "Profondo dolore per lo spiacevole incidente" -

 "Ho appena telefonato al Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, per esprimere il mio profondo dolore per lo spiacevole incidente", ha detto il presidente israeliano Herzog su X. "Ho chiarito che l'incidente è scaturito da preoccupazioni per la sicurezza, dovute alla continua minaccia di attacchi missilistici da parte del regime terroristico iraniano contro la popolazione civile in Israele. Ho ribadito l'incrollabile impegno di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a preservare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme", ha detto.

Il rapporto tra Chiesa e polizia israeliana -

 Nella nota, il Patriarcato aveva specificato: "I capi delle Chiese hanno agito con piena responsabilità e, sin dall'inizio della guerra, hanno ottemperato a tutte le restrizioni imposte: gli assembramenti pubblici sono stati annullati, l'accesso è stato vietato e sono state prese disposizioni per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, i quali, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro. Impedire l'ingresso al Cardinale e al Custode, che detengono la più alta responsabilità ecclesiastica per la Chiesa Cattolica e i Luoghi Santi, costituisce una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata. Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un'estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo".

Meloni: "Offesa a chiunque riconosca la libertà religiosa" -

 "Sul tema è intervenuta la premier Giorgia Meloni con una nota: "Il governo italiano esprime vicinanza al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro. Il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri", si legge. "Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa".

Tajani: "Italia sempre per la libertà di religione" -

  "Voglio esprimere la mia più sentita solidarietà al Patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro", si legge in una nota del ministro degli Esteri Antonio Tajani. "È inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Ho dato immediate istruzioni al nostro ambasciatore in Israele di esprimere alle autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermare la posizione italiana a tutela, sempre e in ogni circostanza, della libertà di religione".

Tajani convoca l'ambasciatore -

 Il ministro ha inoltre annunciato su X di aver convocato l'ambasciatore israeliano per la giornata di lunedì 30 marzo proprio sul caso Pizzaballa. "Ho dato indicazione di convocare domani al ministero degli Esteri l'ambasciatore di Israele per avere chiarimenti sulla decisione di impedire al cardinale Pizzaballa la celebrazione della domenica delle Palme", ha scritto su X. 

Telefonata di Meloni a Pizzaballa: "Vicinanza personale e del governo" -

 La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avuto un colloquio telefonico con il cardinale Pierbattista Pizzaballa per esprimere e rinnovare la propria vicinanza personale, oltre a quella dell’intero Governo italiano, dopo il divieto imposto dalle autorità israeliane di celebrare la Messa della Domenica delle Palme presso il Santo Sepolcro. Lo riferiscono fonti di Palazzo Chigi, sottolineando come il contatto diretto sia avvenuto a poche ore dall’episodio che ha suscitato reazioni politiche e istituzionali in Italia e in Europa.

Netanyahu: "Nessuna intenzione malevola, al lavoro per garantire le celebrazioni" -

 Dall’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è arrivata una precisazione ufficiale: lo stop alla celebrazione sarebbe stato deciso esclusivamente per motivi di sicurezza legati alla situazione attuale. "Non vi era alcuna intenzione malevola, ma solo preoccupazione per la sicurezza del Patriarca e del suo seguito", si legge nella nota diffusa su X. Lo stesso ufficio ha comunque assicurato che, in vista della settimana che precede la Pasqua, le forze di sicurezza stanno elaborando un piano per consentire ai leader religiosi di celebrare le funzioni al Santo Sepolcro nei prossimi giorni.

Pizzaballa: "Gesù piange su Gerusalemme, ma non perdiamo la speranza" -

 "Gesù oggi piange su Gerusalemme, ma la guerra non prevarrà". Nel pomeriggio della Domenica delle Palme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha lanciato un messaggio di fede e resistenza in un contesto segnato dal conflitto: "Ci riuniamo senza processione, senza palme che sventolano per le strade. Questa assenza non è una mera formalità, è la guerra che ha interrotto il nostro cammino festivo". Il Patriarca ha ricordato come i cristiani della Terra Santa non abbiano potuto partecipare alle celebrazioni pubbliche, sottolineando però che "la loro assenza non è vuota davanti al Signore" e invitando a non cedere all’odio: "C’è troppo odio, ma non dobbiamo perdere la speranza".

Pizzaballa: "Serve rispetto per la preghiera" -

 Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha parlato di un "fraintendimento" alla base dello stop imposto alla celebrazione al Santo Sepolcro, sottolineando come una situazione simile non si fosse mai verificata prima. Intervenuto al Tg2000, ha spiegato che le autorità avevano vietato ogni forma di aggregazione nei luoghi privi di rifugi per ragioni di sicurezza, ma ha precisato che la richiesta non riguardava un evento pubblico: si trattava invece di una breve cerimonia privata, pensata per mantenere il significato della celebrazione. Il Patriarca ha inoltre chiarito che non ci sono stati momenti di tensione con la polizia, ribadendo di non voler creare forzature, ma ha evidenziato la necessità di garantire comunque il rispetto del diritto alla preghiera.

Il presidente del Senato -

 "Proprio nel giorno della Domenica delle Palme, che apre alla Settimana più importante per la Cristianità, vietare l'accesso al Santo Sepolcro di Gerusalemme per le celebrazioni solenni è un gesto grave che mina il principio di libertà religiosa e di culto". Lo ha scritto su Facebook il presidente del Senato Ignazio La Russa.
 

Kallas: "Caso Pizzaballa è violazione della libertà religiosa" -

 "La decisione della polizia israeliana di impedire al patriarca latino di Gerusalemme di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro la Domenica delle Palme costituisce una violazione della libertà religiosa e delle consolidate tutele che regolano i luoghi sacri". Lo afferma su X l'Alto rappresentante Ue Kaja Kallas. "La libertà di culto a Gerusalemme deve essere pienamente garantita, senza eccezioni, a tutte le fedi - prosegue -. Il carattere multireligioso di Gerusalemme deve essere tutelato".

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